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  • Lato: Out Of The Dark

    Lato

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Meritano un posto al sole

Scrivere in copertina Lato con quel carattere potrebbe essere ingannevole, richiamando i tratti del capolavoro dei Tool. Oppure potrebbe essere l’occasione per avvicinarsi, seppur per vie traverse, ad un gruppo che è italiano ma tale non suona affatto. La sortita dal buio della coppia (a scrivere, perché a suonare sono ben di più) comincia con un attacco corale e la sua relativa fragorosità fa da irraggiungibile unità di misura per la quietitudine in cui il disco è immerso. Una voce svogliata e apparentemente chiusa in uno stanzino di due metri per due guida una decina scarsa di tracce alla ricerca del trait d’union tra quanti più fenomeni indie pop si possano immaginare.

I Lato e ogni istante della loro musica ricordano tutti e nessuno, sembrano sempre essere sull’orlo di cadere nel plagio, ma si fermano giusto in tempo per sembrarci il nostro amico più caro, che ci raccomanda il suo disco del cuore, empaticamente anche del nostro al primo ascolto. “Out Of The Dark” è un piccolo classico, che non si discosta dal seminato ma vi incide una densa personalità, è un disco breve, di quelli che non si può fare a meno di ascoltare più e più volte prima di poter anche immaginare di averne abbastanza. È un un pensiero sfocato dedicato agli intimi ambienti fatti della simbiosi tra voce, chitarra e batteria che meglio conociamo, è un ricordo che stimola il sentimento ma non lo appaga mai, sviluppando una tensione che sfocia nel torpore, sicuramente lo stato migliore per abbandonarsi alla poetica sublime dei Lato.

Per non rovinare la quale, abbiamo lasciato in conclusione la fredda e incompleta lista dei nomi che “Out Of The Dark” ci ha fatto sfiorare. Flaming Lips, Eels, Pink Floyd, Nick Drake, Belle & Sebastian: tutti questi, e molti altri, potrebbero essere causa di questo disco, come padri additati di un figlio la cui sola madre è certa.

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