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  • Le Basour: Pray To Stay, la recensione

    Mad4Music / none

    Data di uscita: 05-03-2015

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Se vi piace il rock alternativo e melodico, questo è l’album che fa per voi: “Pray To Stay”, l’ultimo di Le Basour, band trevigiana nata nel 2012 dall’idea dei tre componenti Allen, Skylle e Marnia. Il disco vuole raccontare tutte le sfumature dell’amore rifacendosi alla tradizione rock d’oltreoceano e riprendendone sonorità e ritmi ma con uno stile melodico, dato soprattutto dalla voce. Il trio azzarda l’uscita in 17 tracce, ma non azzarda altrettanto in sperimentazione e variazione musicale: lo stile melodic-alternative rock rimane costante per tutto l’album e le poche innovazioni non convincono del tutto.

In particolare, canzoni come “Lover” o “The End” introducono vaghi accenni all’elettronica, all’electro-pop, senza però che vi sia convincente armonia tra i generi. Le chitarre e la batteria, invece, suonano decise, segno della loro appartenenza a un genere musicale che è quello rock, come in “Too Much”, in “Emptiness”, in “I like it, Here I Am” o la stessa title track “Pray To Stay” di cui possiamo vedere il video. La voce di Allen si presta bene ai suoni rock-melodici, nonostante la pronuncia inglese sia ingessata, per nulla sciolta, forzata, creando (purtroppo) quell’effetto di band italiana che canta in inglese.

Una variazione che ben funziona, invece, è quella della ballad “Nothern Light”, in cui il suono di un piano fa da padrone. All’interno dell’album anche una cover degli Ultravox, “Dancing With Tears In My Eyes”. Le Basour sono molto apprezzati dal pubblico per la loro energia durante i live, energia che riescono a trasmettere anche in questo ultimo lavoro “Pray To Stay”.

Pro

Contro

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