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Top Ten: le canzoni più brutte del 2016

Can’t Stop the feeling, Justin Timberlake

Mom, Meghan Trainor

Team, Iggy Azalea

Ghostbusters (I’m Not Afraid), Fall Out Boy & Missy Elliott

Bad Things, Machine Gun Kelly

I Took a pill in Ibiza, Mike Posner

I Hate u, I love u, Gnash

No, Meghan Trainor

Private Show, Britney Spears

7 Years, Lukas Graham

Bene, queste track ad alcuni di voi piaceranno anche, ma resta il fatto che sono le dieci canzoni più brutte del 2016 stilate dal quotidiano britannico The Times.  E anche se a Natale si presume che tutti siano un pò più buoni, noi di Loudvision no. Vogliamo essere l’eccezione, eccoci quindi con la nostra personalissima classifica di fine anno delle 10 peggiori canzoni degli ultimi mesi:

1° Vorrei ma non posto di J-AX e Fedez

Vorrei ma non posto è la hit estiva dei due rapper tra i più amati d’Italia, che rientra a pieno tra le più brutte figure che il pop nostrano ci abbia mai regalato in finto stile dancehall. L’unica cosa ben riuscita del pezzo, è l’operazione di marketing che gli ha fruttato ben due dischi di platino e oltre 120 milioni di visualizzazioni. Parola d’ordine: leggerezza, solo quella.

 Outlaws dei Green Day

Fa parte di  Revolution radio, l’attesissimo album  dei Green Day uscito lo scorso 7 Ottobre 2016. Un disco che richiama al rock- punk degli inizi, chiaramente ben riuscito, eppure c’è qualcosa che non quadra come Outlaws.  La track infatti risulta davvero piatta , quasi apatica, noiosa. Di poetico e malinconico ha ben poco, insomma, nulla  a che vedere con i Green Day cui siamo abituati ad ascoltare.

Cortocircuito di Biagio Antonacci

Singolo estratto dal suo ultimo album Biagio, è semplicemente identica a la maggior parte delle sue canzoni che,  come al solito, ha avuto la grazia di tutte le radio che l’ hanno trasmessa fino a farci venire la nausea.

4° Partigiano Reggiano di Zucchero

Singolo estratto da Black Cat. Fermo restando che la musica del Re del Blues italiano è da sempre stata dipinta così personale quanto apprezzabile nella maggior parte della sua carriera, stavolta  manca di intensità, quella passione cui siamo abituati non l’abbiamo sentita scorrere dentro le vene, peccato.

Dark necessities  dei Red Hot Chili Peppers

Singolo di lancio estratto dal nuovo album The Getaway uscito il 17 giugno 2016. Nonostante abbia scalato in pochissimo tempo le classifiche italiane, Dark necessities non convince.  Sarà perché forse non descrive al meglio il sound della band californiana, senza sostanza, con un ritornello del tutto inconsistente, una hit che non dice assolutamente nulla.

Il mistero dei bulli di Elio E Le Storie Tese

Fa parte di Figgatta de Blanc, un disco che chiaramente si distingue dall’attuale proposta musicale ma che senz’ altro, non può essere considerato tra i miglior progetti della Band della terra dei cachi. Il singolo, il mistero dei bulli, risulta essere davvero inutile, insomma la prova reale che a pensarci bene non tutte le ciambelle escono col buco.

7° There will be time dei Mumford & Sons

E’ uno dei cinque pezzi contenuti nella loro ultima fatica discografica, un EP, Johannesburg, che non soddisfa a pieno le nostre aspettative. There will be time manca di corposità, di coraggio e progresso.  Insomma invece di fare il salto in avanti, la band inglese sembra rimanere ferma sui suoi passi.

 

 Innamorata di Laura Pausini

Il brano è estratto dal  disco multiplatino Simili, pubblicato il 18 Marzo 2016, ed è stato scritto niente di meno che da Lorenzo Jovanotti. Ovviamente questa fusione non poteva che avere uno straordinario successo mediatico, ma che “ Tu non sai cosa può fare una donna innamorata, una donna innamorata della vita come me”  non è che  a noi ce ne  freghi poi così tanto.

G come Giungla di Ligabue

Possiamo definirla imbarazzante? G come Giungla, fa parte di Made in Italy, l’undicesimo album in studio di Luciano Ligabue pubblicato lo scorso 18 Novembre 2016.  Il rocker ( ? )  di Correggio ancora insiste a volere impressionare il proprio pubblico, servendosi dei soliti arrangiamenti e di testi davvero mortificanti. Non sono molte parole da aggiungere, se non che, l’attuale Liga è di una banalità straripante, ormai nemmeno la sua peculiare voce  lo mette in salvo.

10° Andiamo a comandare di Fabio Rovazzi

Diciamocelo, il tormentone nazional popolare per eccellenza ha stancato. Un vero insulto alla musica vera,  parole buttate a caso da un tipo del tutto anonimo, Andiamo a comandare è davvero oscena, bassa, indegna.

 

Detto questo, De gustibus non disputandum est.

 

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