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  • Le Club Noir: Le Club Noir

    Le Club Noir

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C’è ancora strada da fare

RItmi trascinanti, pezzi che filano liscissimi, perfetti per saltellare (esemplificazione perfetta è il brano di apertura “La Croce Nera”) con le chitarre pompate e tappeti di tastierone. Non mancano però ballate (in stile Ligabue?) come “Stai Con Me Stanotte” e “Chiudo Gli Occhi”, sempre però caratterizzate da un ritmo spezzato quattro quarti. Insomma, arrangiamenti semplici, che ad alcuni possono risultare sempliciotti e ad altri invece accattivanti e di semplice memorizzazione.
La voce passa senza sforzo dal recitato graffiante (ricordando i Ministri in brani come “Follia”, con un dialogo tra chitarra e pianoforte) ai ritornelli da singalong, ma ricorda Ligabue in modo a volte sconcertante.

A rendere l’album interessante è la presenza di Federico e Divi dei Ministri (in “Il Bel Paese” in stile Ministri, seppur elettropop, quasi a sfiorare il plagio e con atroce ritornello con la frase “such a shame”) .
Nonostante ciò, l’album risulta adatto solo per i liceali quindicenni, mentre per un pubblico più adulto è troppo prevedibile. Ciò che promette alla prima nota è ciò che mantiene sino all’ultima.
Le Club Noir ricordano i Finley e i Modà (anche per frasi quali “versando lacrime nel vino ma quel diavolo mi vuole cosa te lo dico a fare”), anche se forse vedono se stessi come rocker milanesi che affrontano tematiche sociali in modo creativo e suadente.

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