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Le condanne esemplari

Lui si chiama Joen Tanenbaum, è americano, ha ventiquattro anni e sta sopportando, da solo, la rabbia dell’industria discografica americana.
Al tempo dei fatti era solo diciassettenne ed aveva scaricato sette brani attraverso il sistema Peer To Peer. Contro Joel, dunque, è stato chiesto un risarcimento del valore di un milione di dollari: quella che, nel gergo giuridico anglosassone, viene definita una “condanna esemplare”.

Il prof. Nelson, docente di legge presso l’università di Harvard, che cura la difesa di Tanenbaum, intende dimostrare l’incostituzionalità delle norme invocate dai colossi del copyright: norme che permetterebbero di abusare dei processi civili per chiedere risarcimenti sproporzionati, minacciando peraltro i netizen di epiche condanne sulla base di indagini che violano la privacy del cittadino.

Se dobbiamo credere alla notizia così come ci viene riportata dalle testate estere, e tralasciando la questione sull’incapacità del giovane (al momento dei fatti era ancora minorenne), dalla vicenda sorgono una serie di ulteriori problemi di carattere giuridico, che meritano di essere brevemente trattati, anche al fine di illustrare le forti discrasie tra il sistema statunitense e quello italiano.

La vaexata quaestio involge in primo luogo la compatibilità con il nostro sistema delle cosiddette condanne esemplari, che danno luogo a indennizzi di vaste proporzioni. Difatti, l’ordinamento di molti stati dell’unione nordamericana prevede la possibilità di infliggere i “danni punitivi” (punitive o exemplary damages), riconoscendo al soggetto leso un risarcimento ulteriore rispetto a quello destinato alla compensazione del danno (materiale o morale) effettivamente sofferto. Esso ha un carattere puramente simbolico ed è del tutto svincolato dal pregiudizio patito, avendo una funzione tanto punitiva per il reo, quanto deterrente nei confronti della collettività. Le condanne esemplari vengono comminate quando la condotta del responsabile è particolarmente riprovevole e deprecabile.

In Italia non è prevista la possibilità di condanne esemplari ed il risarcimento deve rimanere sempre vincolato alla prova dell’esistenza del danno ed al suo effettivo ammontare. In altre parole, la pena che consegue alla lesione di un diritto deve essere circoscritta, in termini quantitativi, al valore del danno che si è riuscito a dimostrare in corso di causa. Tale è stato il danno sofferto, dunque, tale soltanto può essere il corrispondente indennizzo.

Anche il risarcimento del danno non patrimoniale segue la stessa regola, per quanto presuntiva possa risultare la sua quantificazione.
Anzi, proprio in tema di lesione del diritto d’autore, la legge espressamente prevede la possibilità di indennizzo del danno non patrimoniale sofferto, pur se la condotta non integri un reato.
[PAGEBREAK] L’unica eccezione è quella della “valutazione equitativa“. L’art. 432 del codice di procedura civile infatti recita: “Quando sia certo il diritto ma non sia possibile determinare la somma dovuta, il giudice la liquida con valutazione equitativa“. Tale via è consentita al giudice solo in presenza di una impossibilità o di una oggettiva difficoltà per la parte interessata di provare l’esatto ammontare del danno. In tal caso, il magistrato può omettere di utilizzare criteri predeterminati e standardizzati (come le tabelle di risarcimento) e liquida secondo equità il valore economico del diritto leso.

La ratio del modello anglosassone, invece, pone quasi in secondo piano il risarcimento dei danni patiti, per ottenere una pronuncia che funga da forte monito per la collettività. E, secondo il difensore di Joe Tanenbaum, questo strumento sarebbe suscettibile di utilizzi immorali e distorti.
Il professore, che richiama l’incostituzionalità del Digital Theft Deterrence and Copyright Damages Improvement Act del 1999, lamenta l’eccessiva sproporzione tra il valore di mercato di un singolo brano e la somma minima prevista dalla legge americana come risarcimento: 750 dollari per canzone, che salgono a 150 mila dollari qualora l’infrazione venga commessa intenzionalmente (con dolo).

L’enorme divario tra le due cifre imporrebbe, secondo l’avvocato, di procedere secondo il rito penale (che pone più garanzie a favore del reo, come l’esistenza di una giuria di cittadini) piuttosto che con quello civile (dove vi è solo un giudice, che si basa esclusivamente sulle proprie valutazioni).
Ci sarebbero insomma gli estremi per dichiarare violati almeno due emendamenti della Carta statunitense, il quinto e l’ottavo.

Abbiamo spesso manifestato le nostre perplessità dinanzi ai criteri con cui viene esercitata la giustizia americana, senza peraltro troppo lodare i nostri sistemi. Ma, come si suol dire, tra due sistemi malfatti, è preferibile quello inefficiente che quello efficiente!

Intanto, è di queste ultime ore la notizia di una multa record di 340 mila euro, inflitta in Molise dagli agenti della polizia postale e delle comunicazioni nei confronti di un cittadino della città di Isernia. L’uomo, di cui gli agenti della Polposte di Isernia non hanno resa nota l’identità, scaricava illegalmente file di vario genere da Internet per poi rivenderli.
Nel corso delle verifiche i poliziotti hanno infatti sequestrato circa 1.500 cd e diverse centinaia di floppy disk, contenenti materiale di vario tipo protetto da diritto d’autore.

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