Home > Recensioni > Le Gros Ballon: La Nuit

L’eleganza della musica, la banalità del pop

Si tratta di un mini di cinque pezzi che si avvale di diverse voci femminili, vale a dire Denise (che ha una voce stranissima, bambinesca che fa odiare o amare questo pezzo) i What’s Left Of Dreams e Alexandra Dadier in “La Nuit”, brano che, più che cantato, viene recitato (la Dadier è un’attrice, non una cantante).

Un’opera elegante (o forse lo si dice sempre, quando c’è il francese di mezzo?), calda senza essere troppo partecipe, profonda, intimista arrotondata, che ricorda i La Crus nella maggioranza dei pezzi, quando il duo milanese si rivolge a ciò che sa fare meglio, ovvero una musica quasi orchestrale. Risulta più debole quando (per fortuna di rado) propone il pop.

A parte i due brani con voci ospiti, il resto dell’EP presenta solo brani strumentali. Meticolosamente costruiti, minuziosamente arrangiati, scintillano come perle: come fanno, anche se con maggior intensità, i brani di Colleen. Non è certo un ascolto da viaggio in auto, quanto da serata in cui si cucina e si beve vino mentre si chiacchiera lievi e c’è la luce della candele, come si farebbe con un album jazz.

Sono pezzi con buone dinamiche, chitarristici, puliti, sognanti, non per nulla certi brani si intitolano “Sogno Numero 2″ o “Sleeping”. Da ascoltare sovrappensiero, ma non distrattamente.

Pro

Contro

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