Home > Recensioni > Le Mosche Da Bar: Alla Canna Del Gas

Mettersi in gioco o rinunciare?

Le Mosche Da Bar sono un quartetto rock bolognese che non si vergogna di mostrare al mondo intero il fatto che i componenti siano ben lontani dall’età adolescenziale. E questo è un bene.
Tecnicamente se la cavano niente male, a parte la discutibilissima voce del cantante; i riff ed i ritmi si alternano con equilibrio, rendendo piacevole la musicalità. Fin qui è ancora tutto ok.
Le braccia iniziano a cadere quando si ascoltano i testi, praticamente privi di un senso compiuto vero e proprio ed inoltre accentuati dal modo in cui vengono espressi dal frontman, che suona un po’ come un misto tra Vasco e il gruppo più acclamato di una sagra di paese.

C’è da rimboccarsi le maniche, perché così non va.

Nel corso dell’album non è difficile individuare le influenze che hanno contribuito alla formazione del gusto e dell’indirizzo armonico della band emilio-romagnola, come per esempio gli AC/DC (evidente il richiamo nella traccia intitolata “Vince Sempre Il Disordine”) oppure i Sex Pistols (“Stai Con Me”).

L’elemento di disturbo, ovvero l’approccio vocale distorto rispetto al sottofondo strumentale, rimane persistente, ottenendo il risultato di infastidire chi ascolta.

Pro

Contro

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