Home > Zoom > Just In Case…: Le parole che tolgono il fiato – pt. 1

Just In Case…: Le parole che tolgono il fiato – pt. 1

Abbiamo ricevuto, con nostra sorpresa, una mail anonima indirizzata al nostro account generico (già che c’eri, potevi provarci mandandoci anche il CV o una richiesta di collaborazione!) che conteneva un allegato; una suggestione, tradotta in narrativa, sopravvenuta durante l’ascolto dell’ultimo album dei Klimt 1918. Qualunque cosa voglia essere, dopo averla attentamente letta e vagliata, l’abbiamo trovata sufficientemente interessante da provare a pubblicarla in due puntate come approfondimento. Come esperimento, anche, dell’idea un po’ eccentrica che un disco può essere vissuto attraverso suggestioni individuali e non necessariamente fondate sulle liriche o fatti oggettivi. Impreziosendo l’attesa delle sorprese che ci attendono venerdì, aspettando “Just In Case We’ll Never Meet Again”. E sperando che troviate questa formula originale un buon modo di interpretare liberamente la musica con immagini personali.
La Redazione

Lo sciacquio della fontana era una strana canzone, aveva un suo ritmo incostante, eppure incantevole. Lui si trovava lì, in piazza Mazzini, ad attenderla nel centro storico. Era lì e fissava, per ritrovarsi, i colori liquidi riflessi sull’acqua increspata, cercando qualcosa che lo aiutasse a prendere una decisione. Forse più di una volta le era sembrato debole ai suoi occhi. Quando stavano insieme, le scelte riguardavano solamente ciò che le piaceva di più. A lui sembrava così naturale, perché la bellezza era la stessa di quando riusciva ad indovinare i suoi desideri più ardenti.

<<Mi chiedo cosa penserai. Del fatto che, quando vorresti fare qualcosa solo per me, io non so volere niente di imprevedibile, a parte Te.>>. Ai cerchi nell’acqua chiedeva se lei si sarebbe mai stancata di tutto questo e, quando fosse accaduto, se si sarebbe ricordata che lui un tempo era stato un diligente autore dei suoi momenti di soddisfazione. Dopo il loro incontro, aveva solamente ceduto all’autenticità della Sensazione, quella che diceva: <<Ora che ti ho trovata, ora che non ho bisogno di altro, so volere te per sempre>>.

Lei era sempre puntuale nei suoi sei minuti e mezzo di ritardo. Non gli era chiaro, e stava cercandone le prove, se ci fosse una possibile costante di imprevisti sempre lunghi sei minuti e mezzo. O se fosse una strategia per cogliere il suo sguardo impaziente di scorgerla. Quando le lancette ti dicono che ora puoi pretendere, che non è più lecito attendere, quando la compostezza costruita con determinazione si smaglia e si strappa come un abito troppo stretto… Ma lei arrivava sempre così. Con quella sensazione di attesa, la leggera paura, e poi quel sorriso che lo sguardo conteneva a fatica.

Così, all’improvviso, lui fingeva d’appropriarsi del momento: diceva di voler andare verso il portico del Palazzo Comunale, e poi da lì proseguire per vedere qualche negozio del centro. Lei sembrava soddisfatta, come quando si compiaceva di aver saputo tirar fuori dalla di lui timidezza qualcosa che diventava solo suo e che approvava, perché in qualche modo le era somigliante.

Quanto fossero legati, lo sa il cielo che li ha visti incontrare gli sguardi quella sera, a quella mostra, qualche mese prima. I pittori secessionisti, la violenza dei sentimenti, lo sfarzo dei mosaici e dell’oro che trasfigurava la realtà, i passaggi tonali, le parole magicamente così giuste da entrare dentro e far quasi paura… Ed in poche ore d’empatia, dopo un bacio, gli occhi di lei esplosero mentre lui trovava il modo più giusto per dirle: <<L’oro dei giorni, ed il piacere degli occhi, insieme a te ritorneranno presto>>.
[PAGEBREAK] Il piacere nei suoi occhi, tra paure e la scoperta del nuovo, era stato da quel giorno il dolce tormento quotidiano del suo nuovo Io. Al negozio Armani Jeans, mentre si sceglieva una giacca da tenere sopra una t-shirt, cercava approvazione nell’innato buon gusto di lei; non pensava con la propria vista, ma con la sua. Intuiva facilmente con cosa indosso lo avrebbe preferito. Ascoltava i suoi consigli e fingeva una posa. Lei gli diceva che era proprio così che gli piaceva, e sorrideva.

Arrivava allora il momento forte, quello che aveva atteso con il batticuore di chi invita la propria donna a ballare la prima volta: sapeva sentire quella piccola voglia che in lei reclamava il suo turno di comprarsi qualcosa, perché era stata brava, per potersi vantare e riflettersi nella sua ammirazione, e perché aveva proprio voglia di qualcosa di nuovo. Per lui era incanto e rilassamento: non vedeva l’ora di godersi le mille smorfie del viso, le piccole tentazioni. Di godersi lei che si guardava allo specchio e poi dire che quella borsa o quel paio di scarpe erano assolutamente quelle della sua vita. Il suo negozio preferito era ad una decina di minuti da dove si trovavano; abbastanza vicino per deviare la passeggiata, abbastanza fuori percorso per farle credere che fosse un caso passare di lì.

Era stata una giornata bellissima fino al momento in cui, dopo un bacio, lei gli confessava che non le stavano piacendo questi ultimi giorni.

Qualche lacrima d’infelicità, poi le vertigini e le paure. Lui non era abituato alle aritmie, a cadere sentendosi tirare indietro, mentre la teneva per mano. Lei diceva che non sempre si accorgeva del sangue evaporare in passione e dello sterno battere fino a fare male. La distanza, una sfasatura vaga ed incalcolabile per lui che in quel momento riusciva a toccare la pelle della sua mano: quella era mortificante. Un’amarezza inspiegabile, che nemmeno i fuochi blu di comete cariche di sogni, nemmeno le energie preziose della speranza potevano contrastare.
Forse è da qui, dalla dimora di tutte le insicurezze che non le aveva nascosto, che la sua forza iniziava a tremare dalle fondamenta. Si sentiva sottile ed indifeso davanti al bisogno di reciprocità, davanti ai suoi sogni smisurati messi nelle mani di lei; le sensazioni incondizionate che accordano il folle amore, parlavano a voce alta nella testa. Ma non avevano il coraggio di andare oltre. Parlavano solo per rendersi reali agli occhi e credere di poter esistere; ma c’era da combattere una paura più grande.
<<Quella di essere solo un interludio nella storia della tua vita.>>

Scroll To Top