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Le ragioni del cuore

La conferenza stampa di “Scusa Ma Ti Chiamo Amore” si svolge al Giulio Cesare, il Liceo classico romano reso famoso dalla canzone di Venditti, che lo ha frequentato, come molti altri personaggi famosi. Il contesto si pone a metà tra l’evento cinematografico e quello più squisitamente mediatico e – in un certo senso – commerciale (c’è addirittura una nota compagnia di telefonia mobile a sponsorizzare il tutto). Comprensibile, d’altronde: il cinema, soprattutto quando ad essere pubblico sono le generazioni più giovani, è anche un potente creatore di ‘stili di vita’. Sembrerebbe una divagazione inutile, ma non lo è: il pubblico, a sorpresa, reagisce alla proiezione dividendosi tra chi tributa un plauso convinto alla pellicola e chi mostra più di una perplessità. Insomma: Federico Moccia è e rimane oggetto di passioni accese e contrastanti – ma le passioni accese, anche quando contraddittorie, incrementano sempre l’interesse. E poi, ha confessato lo stesso regista, le sfide sono sempre intriganti.

Dopo gli enormi successi editoriali, è passato al cinema. Perché ha deciso di fare del suo romanzo un film?
Mi piacciono le sfide. Mi piaceva dover mettere questo racconto in un nuovo sistema di narrazione. Mi piace scandire i tempi dell’amore. Purtroppo, e anche a volte meravigliosamente, in una storia d’amore bisogna frequentarsi, conoscersi…quindi, mi piaceva l’idea di raccontare tutto questo anche al cinema.

Quali sono i film d’amore che più le sono piaciuti, specie nella sua adolescenza?
Sono tantissimi, da “La Signora Della Porta Accanto” a tutti quelli di Lelouche. La bellezza poi è anche nei singoli momenti dell’amore, che ogni volta a modo loro ti raccontano le storie giovanili di oggi, ed ogni volta è una sorpresa. Ci sono tante sfumature, tante particolarità che poi diventano così curiose, così dettagliate. Raccontano proprio la fragilità delle storie d’amore, delle quali spesso gli stessi genitori non si rendono conto.

Ha raccontato i giovani, e poi ha dovuto in un certo senso incontrarli. Sorprese?
Sul blog del film, www.scusamatichiamoamore.it, ci sono tantissime ragazze di 15-18 anni che raccontano queste storie. Io pensavo di raccontare una novità, e invece…L’idea del libro trae spunto da “La voglia matta”, film con Ugo Tognazzi e Catherine Spaak, che per l’epoca fu una rivoluzione, con Tognazzi che decide di cambiare vita per una ragazza giovanissima. E invece sono piombato in una situazione sociale ben diversa, nel senso che sono tantissime, e tutte vere, le storie che racconto nel film. A me è piaciuto molto raccontare la realtà dei trentasettenni di oggi, la difficoltà che trovano nel costruire un rapporto d’amore duraturo, basti pensare a quanti matrimoni si rompono come se nulla fosse. Accade spesso che due persone si sposino e dopo alcuni anni, o dopo un mese, si lascino. Gli amici di Alex (Bova nel film, ndr) rappresentano quelli che, sposati, vorrebbero ancora divertirsi…Non c’è niente da fare, si desidera sempre quello che appartiene agli altri. Chi è sposato vorrebbe tornare indietro, chi non è ancora sposato vorrebbe sposarsi. Mi è piaciuta molto la scena della chiacchierata al ristorante; era carino vedere questa chiacchierata molto vera, credibile…Insomma, metti che tu hai trentasette anni…vuoi tornare giovane a tutti i costi, ma non lo sei più, ti senti fuori posto, non sai che dire…Trovo che i miei attori siano stati molto bravi nell’interpretare la scena, e soprattutto, veri.
[PAGEBREAK] Perché nel film non si vede neanche un preservativo?
Mi dispiace che sia stata tagliata la scena, in realtà c’era. Comunque, credo che nel film ci sia una sufficiente attenzione al rapporto d’amore. È chiaro che il libro ti permette di raccontare meglio queste giuste e delicate attenzioni, che appartengono ad un momento così delicato come la crescita di un’adolescente. Cinematograficamente, vai inevitabilmente a connotare con un sistema di pubblicitàm per cui sarebbe stato molto difficile parlarne in maniera così estrema. Comunque credo che ci sia una storia sufficientemente attenta perché si capisca che è tutto all’insegna dell’attenzione del rapporto d’amore.

A cosa si deve la scelta di mostrare le citazioni in sovrimpressione? Non si corre il rischio di renderle ‘estranee’ alla vicenda cinematorafica, con tutto il corollario di poesia che portano e che potrebbe risultare quindi maggiormente ‘artificioso’?
Sono riflessioni che appartengono ad altri, e che servono a puntualizzare, come dei capitoli della vicenda d’amore. Non credo siano estranee al contesto, sono state scelte tutte al momento giusto, per scandire un ritmo cadenzato in maniera molto dolce. Lo scopo è dire: “Ogni volta che soffriamo, ogni volta che abbiamo vissuto una bellissima storia d’amore, il giorno che questa finisce sarà rapportata alla bellezza dell’amore che abbiamo vissuto. E c’è una frase che andiamo a ricordare, come una cicatrice che rimarrà per sempre. Poi, arriva il momento in cui finalmente torniamo a distrarci”. Ognuno di noi vive una vita che pensa giustamente sia unica, ma poi scopriamo che siamo profondamente pieni di noi stessi, della bellezza di ciò che viviamo. La bellezza dell’amore è ciò che rende straordinario il momento, perché l’amore rende straordinaria la gente comune. In particolare, la bellezza del film è stata proprio interpretare, credo al meglio, il rapporto tra il trentasettenne e la ragazza che va ancora a scuola. Credo che sullo schermo non dia fastidio questa differenza di età. È un rapporto che si legge come vero, è un sentimento sano, pulito.

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