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Le Strisce: Diretto Napoli – Londra

Si definiscono ragazzi napoletani ma sfacciatamente londinesi. Il loro sound, un misto di rock pop indie beat è già stato scovato dall’etichetta major Emi che si è assicurata il futuro di questi cinque baldi giovani. Con occhi colmi di gioia per quel che sta circondando la band e voce tremante per l’emozione del successo inaspettato troviamo nelle Strisce la conferma che sono semplici ragazzi che compiono passo dopo passo con la voglia di fare bene, consapevoli del loro saper fare musica.
La curiosità verso questo fresco gruppo viene soddisfatta da Davide (Voce e testi) che ci aiuta a entrar nel mondo delle Strisce.

Ciao Davide, grazie per il tempo che ci concedete. Inizierei a parlare subito del vostro contratto con la major Emi.
Davide:
Grazie a voi per questa intervista. Per tutti noi il contratto con la Emi è una cosa fuori dal comune. Talmente irreale che ancora risulta difficile crederci. Solo il nostro primo EP è stato autoprodotto e ora essere sotto le ali della Emi è come un sogno che si realizza, una conferma su tutto quello che abbiamo fatto finora. Il bello poi è che tutto sia arrivato così in fretta. A molti le major spaventano, sembrano fatte da persone che pensano solo a vendere tralasciando la creatività delle band. Beh non è così, ti lasciano liberi, e questa è stata un ulteriore bella scoperta.

Siete ragazzi di Napoli ma con lo sguardo rivolto verso Londra. Alla fine quale realtà cittadina preferite?
D:
Non c’è nessun dubbio, Napoli è quella città a cui siamo più legati. Nonostante i suoi problemi che mettono a dura prova tutti i suoi abitanti rimane comunque sempre dentro di noi. Certo che anche Londra è un pezzo di mondo fuori da ogni logica per il modo di vivere per la musica. Diciamo che la perfezione sarebbe vivere a Napoli e spesso riuscire andare a Londra per delle belle vacanze lunghe.

Che gruppi e che stili musicali hanno influito sul vostro far musica?
D:
Io penso che l’apice musicale sia stato raggiunto decine di anni fa. Al giorno d’oggi la musica, comunque di valore, è solo note di riflesso. Band come Beatles, David Bowie, Natalie King Cole e Rolling Stones sono creatrici di tutta la musica che ascoltiamo ora. Siamo molto legati alla musica del passato, ma siamo anche giovani e quindi con un occhio sul presente. I miei ultimi CD acquistati, per esempio, sono quelli degli Interpol e Arctic Monkeys.

Per voi è stato più bello partecipare alle finali del Premio Mogol con la vostra canzone “Vieni A Vivere A Napoli” o aprire il concerto dei Kooks per la loro data italiana?
D:
Sono stati due eventi molto importanti per la nostra band. Non saprei dirti quale preferisco, con diverse emozioni sono due date da ricordare per sempre. Ti posso dire che conoscere i Kooks è stato strano. Sai, pensi a un gruppo conosciuto in tutto il mondo e non sai chi ti troverai davanti realmente. Tutti i pensieri poi si sono dileguati quando poi si scopre che sono semplici ragazzi come tutti noi, una volta capito questo ci siamo divertiti, è stata una bella occasione. Del Premio Mogol che altro dire?

Dalla vostra canzone “Londra” sono nati dei remix ideati dai Funny Games e dai Useless Wooden Toys. Come sono nate queste collaborazioni?
D:
La collaborazione con gli Useless è nata attraverso la nostra etichetta, mentre con i Funny Games tra di noi c’era già un contratto. Mi piacciono un sacco queste combinazioni anche se non nascondo che mi piacerebbe in futuro occuparmene fin dall’inizio in prima persona. Oltre a occuparmi dei testi per Le Strisce mi piace anche leggere, in questo periodo sto leggendo Pennac, e nel mio piccolo mi piace anche scrivere. Proprio in questo periodo sto scrivendo un libro.

A proposito di questo. Siete tutti ragazzi universitari, riuscite a gestire la vita rocker con quella da studenti?
D:
Direi proprio di si. L’università ci dà la possibilità di gestire i nostri impegni al meglio. questa è una buona cosa soprattutto perché non limita il tempo da dedicare alla nostra creatività. Insomma è un bel periodo, siamo tutti felici. I nostri sforzi sono stati ripagati ma non vogliamo per niente fermarci qui, siamo solo all’inizio.

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