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Le tredici fidanzate di Cammariere

È un tiepido pomeriggio di una primavera ancora troppo timida perché sia prossima ad arrivare. Sullo sfondo gli archi del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, e Sergio Cammariere lì, seduto al centro dell’atrio con alle spalle un vecchio pianoforte, intento in un’intervista. Una scena quasi idilliaca in questa città frenetica, per quella classica eleganza di cui Cammariere è emblema. Mi trattengo poco però, per accomodarmi nella Sala Puccini e attendere l’inizio del live, di lì a breve.

Ed eccolo, salire sul palco, ringraziare gli intervenuti e presentare la sua famiglia musicale fatta ormai di collaboratori storici e guest del calibro di Fabrizio Bosso. La magia così inizia. Otto brani, intervallati da brevi introduzioni, che spaziano tra il vecchio e il nuovo di questo straordinario compositore e artista. Solo per citarne alcuni, “Thomas”, “Tempo Perduto”, “Notturno Swing”, “Ogni Cosa Di Me” e il brano che gli ha cambiato la vita – come lui stesso rivela – “Tutto quello che un uomo”.

Uno showcase per presentare il nuovo disco di Cammariere e il suo prossimo tour che avrà inizio il 19 marzo. Un album omonimo che si fa ritratto della sua anima artistica tra bossa, jazz, swing, chanson e addirittura progressive. Intenso e diretto, tra suggestioni già note e altre dai sapori lontani di Norvegia e Marocco. La dedica va subito all’amico Pepi Morgia, regista, scenografo e artista delle luci, mentre ci spiega come questi tredici brani abbiano preso vita da melodie a volte sognate, altre contemplate, e da parole forgiate insieme a collaboratori consueti e non. Pezzi di musica viva, alcuni tenuti nel cassetto per anni, altri resi noti immediatamente perché, parafrasando De Andrè dice “Una canzone è come una fidanzata, un po’ per gelosia, un po’ perché non è il momento e non sei pronto, la tieni nascosta e poi al momento giusto la fai conoscere”. Ed è così che Cammariere ci presenta le sue tredici donne, e il pubblico commosso, non può altro che accoglierle a braccia aperte.

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