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Il ballerino stanco

Giacomo Manfredi, in arte Leaves & Stone, è un musicista il cui obiettivo ultimo è quello di generare emotività contenuta in tutti coloro si prestino ad ascoltare la sua musica. Per compiere ciò, egli si affida a melodie languide e spassionate, in cui si indovinano cenni al folk e al pop internazionale (i Coldplay sono un nome, per esempio).

Il pianoforte è lo strumento principe della composizione, ma non manca la chitarra- pacata e malinconica pure lei-, che si palesa nella quinta traccia, “Untitled”, insieme a una voce femminile.
La lingua sorteggiata per cucire insieme parti strumentali e vocali è l’inglese, il “perenne imperfetto” (che sia voluto o meno) di tutte e sei le tracce.

Non vi sono grandi colpi di scena, né scelte artistiche che facciano sganciare la mandibola all’audience. Gli archi riempiono gli spazi vuoti dando vita a un cliché ormai usato e certamente abusato.
Nella quinta canzone il virtuosismo della cantante cassa in toto quello che lo precedeva. Storciamo il naso, nonostante le buone intenzioni ci fossero.

Pro

Contro

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