Home > Zoom > Ledi ci racconta il nuovo video, “Stanze”

Ledi ci racconta il nuovo video, “Stanze”

 

È stato pubblicato a novembre scorso “Stanze”, il nuovo video di Ledi.

Un video introspettivo e ricco di grandi significati. Messaggi che il tempo non deve portare via e non deve cancellare. I post.it come simbolo di questa battaglia personale… perché probabilmente è proprio a se stesso che LEDI dedica questo primo capitolo di un nuovo disco che uscirà in primavera e che, ci dicono, porterà proprio lo stesso titolo. Un pianoforte ripreso in una stanza… una dolcissima canzone nelle tante stanze che abbiamo dentro. E tutto questo ve lo lasciamo raccontare proprio da LEDI:

Era un giovedì mattina in cui mi saltò un appuntamento di lavoro. Era vicino a casa dei miei genitori così pensai di passare a salutare mia madre. Ero sereno, e felice di non lavorare. A casa dei miei genitori c’è il mio pianoforte, quello che suono male, quello che non ho mai portato a casa mia perché il trasporto costa un sacco e io abito in affitto. Sopra il piano c’erano alcuni libri e le cose che scrivo su buste delle lettere, tovaglioli, scontrini etc… tutte cose che mia madre non tocca e non butta. Tra queste c’era il testo di stanze, che era poi una poesia che avevo pubblicato a vent’anni. Ho immaginato di musicarla pensando che potesse essere un abito per una donna di mezza età, tipo una Fiorella Mannoia o una Arisa un po’ stagionata. “Stanze” è nata così. Ovviamente l’ho fatta ascoltare a mia madre che si è messa a piangere ma non vale, lei piange sempre per le cose che scrivo ed in generale è piuttosto emotiva. Sta di fatto che ho pensato di aver scritto qualcosa di bello, o quantomeno di importante per me. Una sensazione simile a “Telemaco” o “Zemra ime” (che abbiamo presentato qui a LoudVision – LINK). Il video poi è nato parlando con Lorenzo Santagada, una cosa del tipo: “senti io ho pochissimi soldi ma questa canzone vale, per cui serve qualcosa che resti”. Sarebbe bello, pensavo ancora, poter aggiungere togliendo, una parete di post-it, messi al millimetro, ed il dovere che si stacca pezzo per pezzo, pensiero per pensiero e si sa, chi pensa bene vive bene, chi pensa male vive di conseguenza. E allora il desiderio, una tenda, un mattino, un tornare. La mia stanza, le mie cose, e mia madre che mi porta un caffè e mi dice: “Scrivi sempre cose così malinconiche”. Come i suoi occhi.”

 

Scroll To Top