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Paesani d’Europa

È un caos organizzato quello che mettono in atto i Leitmotiv, quintetto pugliese che mostra qualità tecniche e cerebrali di assoluto rilievo.

Il primo dato che salta agli occhi è la copiosità delle tracce, ben sedici! Alcune sono solo l’accenno di un’idea (“Lookin’ Forward”, “Down”, “È Già Tardi”), hanno minutaggio ridotto e possono essere paragonate al sorbetto servito tra il secondo di carne e quello di pesce nei ricevimenti nuziali. Sia chiaro, non servono per far numero, sono espressioni di estrema libertà in un insieme già immensamente libero.
Ma il platter stupisce per l’eterogeneità della proposta: con disinvoltura si passa dal recitato al cantato, si gorgheggia in inglese, in francese, in italiano dotto e volgare (come nella fascinosa “Acqua Di Luna”, in dialetto napoletano). Anche il genere è multiforme, diviso tra folk, sferzante rock e perfino rappate di caparezziana memoria.

Cosa accomuna composizioni apparentemente così distanti? In primis una produzione eccellente, che beneficia della presenza di Amerigo Verardi quale produttore artistico e Maurice Andiloro al missaggio. Inoltre un animo sognatore ed una vaga ed inconsapevole tristezza, che trova forse il suo più significativo manifesto in “Talita Kum”, la regina di un lotto incantevole.

La Taranto dalle cozze succulente e dalla devastante diossina espone in vetrina una band poliedrica, introspettiva, che stupisce per la facilità con cui galleggia tra soluzioni musicali diverse senza che la qualità ne risenta. I Leitmotiv, infatti, conciliano la fierezza dell’appartenenza ad un territorio con una vocazione spiccatamente internazionale: per questo possiamo definirli “paesani d’Europa”.

Un casino di questa qualità non si era mai visto. Tante idee, tante tipologie di espressione si riuniscono in questo lavoro fatto di audacia, consapevolezza dei propri mezzi e di una giusta dose di sana follia.
Sconsigliato agli amanti del corpo unico, l’omogeneità non abita da queste parti.

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Contro

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