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  • Le-Li: My Life On A Pear Tree

    Le-Li

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Quirky buona idea

Così può sembrare un’offesa, ma al primo approccio con Leli si potrebbe assimilarla a una di quelle che fanno il cantautorato folk atmosferico e sospirato à la Carla Bruni.

Quello che non si sa è che Leli, la personificazione della sindrome di Peter Pan rifugiatasi sul pero, suona abilmente sitar, contrabbasso, chitarra, glockenspiel.
Con lei, la sua fedelissima controparte, John. Insieme a una serie di collaboratori occasionali, formano LE-LI.

Il preziosismo negli arrangiamenti, la raffinatezza della produzione, l’ensemble estremamente dotato di musicisti e la sobrietà d’insieme rendono l’orecchiabilità di “My Life On a Pear Tree” apprezzabile e contagiosa, questo quando Leli non calca troppo sul tasto della regressione quirky. Certo, si deve stare al gioco, e questo dà soddisfazioni. Non sembrare del tutto scemi però aiuta.

A parte qualche omaggio un po’ troppo evidente, “My Life On A Pear Tree” è un disco godibilissimo, ricco di trovate musicali, in cui a un certo punto compare addirittura un theremin usato appropriatamente.

Però ora vogliamo litigare? Vogliamo litigare. Era proprio il caso di cavalcare l’ondata del momento con una cover di “Anyone Else But You” dei Moldy Peaches? Cantata con intensità ma senza il dovuto distacco ironico? Con voci stucchevoli e intonate? Tradotta in italiano? «Io vedo quello che nessuno può, che nascondi in te, dentro te»? EH?!
Se fossi una persona poco obiettiva darei 3 a “My Life On A Pear Tree” solo per il tentativo. L’album è dannatamente buono, ma questo è imperdonabile.

Pro

Contro

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