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Ristampa da urlo per una band sottovalutata

A costo di cadere nell’ovvio, permettetemi di ribadire l’importanza fondamentale che ebbero nei primi anni ’80 l’operato di Mike Varney e della sua Shrapnel Records per l’evoluzione dell’Heavy Metal d’oltreoceano. Dai solchi delle varie raccolte a marchio Shrapnel spiccarono il volo innumerevoli bands e musicisti, alcuni ancora in attività (Malmsteen, Ron Keel, Marty Friedman per citarne solo tre), altri sprofondati più o meno meritatamente nell’oblio. Tra le bands promosse (e prodotte…) dal buon Varney c’erano questi LeMans, quintetto di Frisco guidato da un giovanissimo Derek Frigo, chitarrista che troveremo successivamente in seno agli Enuff Z’Nuff. Nell’83 diedero alle stampe un discreto album d’esordio (“On The Streets”), in cui l’heavy più classico si sposava con una buona dose di melodia, secondo i dettami della scena americana di quel periodo. Non per nulla l’altro chitarrista della band era un certo Josh Ramos, destinato successivamente ad accompagnare Kevin Chalfant nell’avventura Two Fires. Si trattava di un disco senza infamia e senza lode che fece cadere il gruppo in una sorta di letargo dal quale si risveglierà solo tre anni dopo con un secondo lavoro a mio modo di vedere devastante. Reclutati dalla major Columbia, e lasciatisi alle spalle le sonorità metalliche del debutto, i LeMans si ripresentarono al grande pubblico con una line-up completamente rimaneggiata (del combo originale troviamo solo Frigo ed il vocalist Peter Marrino), ma soprattutto con un sound decisamente ripulito ed improntato alla migliore tradizione AOR statunitense: un disco letteralmente da urlo che oggi, a 15 anni dalla pubblicazione, torna a vedere la luce grazie alla attesissima ristampa su CD curata dalla Rewind Records. Lasciando parlare la musica, il disco si presenta come uno dei migliori esempi di AOR “con le palle” partoriti nella seconda metà degli anni ’80, alternando classiche ballad da airplay come “Love Lies” e “Misunderstanding”, a brani più anthemici e hard-rockeggianti come “Don’t Wanna Work”, “Life Of Rock’n’Roll” e “Sex, Guitars & Rock’n’Roll” (… e dai titoli vi renderete conto che non stiamo parlando dei Tool *LOL*), in cui le chitarre graffiano e le tastiere, essenziali e mai eccessivamente invasive, cesellano il lavoro della sezione ritmica in un mix esplosivo di energia e melodia. Ma veniamo agli highlights dell’album: letteralmente da brividi “Love Is A Waste Of Time”, graziata da un refrain assassino che ti si pianta nella testa per non uscirne più; “Addicted” vede il vocalist Peter Marrino esibirsi in una grandissima performance vocale; con “Chain Around Your Heart” e “Never Wanna See You Cry” la band schiaccia il freno e si adagia su sonorità più tranquille senza comunque perdere in efficacia, mentre “Bad Reputation” è un mid-tempo cadenzato con un ritornello micidiale che richiama cori da curva sud. Presi singolarmente i 5 musicisti non erano certo dei virtuosi (anche se spezzerei una lancia nei confronti del cantante Peter Marrino, che per la cronaca ritroveremo tra le fila dei Cacophony di Jason Becker e Marty Friedman), ma va dato loro credito di aver saputo catalizzare al meglio la prova d’insieme ed aver partorito un disco tanto bello quanto -purtroppo- ignorato. Inutile dire che la band si sciolse poco dopo l’uscita, per finire inevitabilmente in quel dimenticatoio da cui esce momentaneamente solo in questi giorni. Da notare l’ottimo lavoro di remastering, che ha spolverato dai solchi di questo album ben 3 lustri di onorata anzianità. Da acquistare senza remore.

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