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Lento, pesante

Il locale milanese che accoglie i My Dying Bride si presenta mezzo vuoto eppure – potere della musica – a metà concerto lo spettatore che volge lo sguardo all’indietro lo trova mezzo pieno.

La band inglese presenta l’ultimo parto, “A Map Of All Our Failures”, un disco che ha ricevuto critiche contrastanti, seppur pienamente inserito nel filone doom metal che i MDB hanno portato ai livelli più alti. Di questo lavoro vengono eseguiti tre brani, a cominciare da “Kneel Till Doomsday”, messa in apertura. Ma la scaletta è solo una parte dell’evento: il gruppo, salito sul palco alle 20.30, sforna un’ora e mezza di prestazione con un’intensità realmente palpabile. I giochi con le luci sono efficaci nel conferire un alone di tenebra ai musicisti e i tecnici del suono fanno un lavoro più che dignitoso nel contemperare i volumi.

Non c’è dubbio: i MDB dal vivo rendono il doppio. Il carismatico cantante Aaron Stainthorpe, partecipa con fisica passionalità all’esecuzione dei brani lunghi e tormentati, sfoggiando una voce nitida e potente, sia in growl che in clean. Ed è una presenza in prima linea che ispira potenza e determinazione, insieme al vecchio sodale Andrew Craighan e al resto della line-up. I suoni delle chitarre sono estremamente spessi e pesanti, assai più notevoli che su disco. C’è spazio per un estratto da quasi ogni album, tra cui le immancabili e pionieristiche “From Darkest Skies” e “Turn Loose the Swans”. Alla fine niente siparietto di uscita e ri-ingresso della band, si chiude con “The Dreadful Hours” e poi i saluti, freddi e veloci.

In conclusione, un concerto composto da poche ma intense canzoni, in grado di affascinare anche colui che di norma poco tollera quella specie di esasperazione sonora propria del doom.

Kneel Till Doomsday
Like Gods Of the Sun
From Darkest Skies
To Remain Tombless
Turn Loose The Swans
My Body, A Funeral
The Wreckage Of My Flesh
She Is the Dark
The Poorest Waltz
The Cry Of Mankind
Like A Perpetual Funeral
The Dreadful Hours

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