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Leo Pari in concerto a Napoli, report live e scaletta

L’avevamo annunciato, ci siamo stati e l’abbiamo documentato: Leo Pari in concerto a Napoli.

Eccoci, finalmente domenica 9 luglio, in una Napoli che all’ombra segna 32 gradi, in un pomeriggio domenicale, in una location particolarmente adatta a un contesto giovane e non solo: il NeapolitanTrips, un B&B nel cuore del centro storico che del suo angolo di ristoro ha fatto punto di ritrovo fisso per le cinque date della rassegna a colori “BeHappy”, che stasera – di arancione  vestita – vede il suo tramonto in grande stile.

La rassegna BeHappy nasce dall’idea di un gruppo di giovani partenopei, molti di loro artisti e cantautori, riunitesi in una associazione – la BeQuiet – che in origine nasce proprio come terra d’incontro e di scambio di idee e progetti cantautorali tra persone che in comune, oltre alle origini, hanno l’amore per la musica e la sua divulgazione.
Che Napoli sia una terra non proprio semplice ormai è noto, che ogni progetto per ingranare impieghi il doppio del tempo e della fatica rispetto ad altre realtà  è lapalissiano, ma che i giovani riescano ancora a fare la “rivoluzione” restando nella propria terra e “reinventandola” sfruttando ciò che la rende così caratteristica – il folklore e la musicalità – è un messaggio positivo che non va trascurato. E così questi giovani ragazzi hanno messo in piedi una rassegna che si è ripetuta di domenica in domenica, che ha visto l’apice di partecipazione nel concerto di Giovanni Block (mente e membro attivo del BeQuiet, cantautore e produttore musicale), ma che oltre alla musica ha proposto uscite letterarie e mostre fotografiche, legate da un filo comune, un colore.

Alla serata di chiusura, nella terrazza caratteristica del NeapolitanTrips caratterizzata da panchine ricavate da pedane, tavolinetti di riuso  da copertoni e una leggera brezza che rendeva la temperatura più sopportabile, è stato legato il colore Arancione.
Ore 20,30, manca ancora un’ora all’inizio dell’esibizione dell’artista romano, noto ai più ormai come membro aggiunto della band rivelazione dell’anno “Thegiornalisti”, e lo ritroviamo al bancone del bar, con la sua birretta in mano, a interagire con il pubblico, confondendosi con essi. Una chiacchiera, una risata, una foto, e tutta la sua umanità già trapela, del resto la grandezza di un artista abbiamo imparato a misurarla nel rapporto con il suo pubblico, nella propria disponibilità e nella consapevolezza che senza fans un artista non potrebbe essere tale, e l’esordio di Leo sembra davvero promettente.
Un paio di interviste, firme e dediche su vinili e compact disc “Spazio”, mentre sul palco suonano i “Riva”, quattro canzoni e poi tocca a lui. Ecco il suo momento: 21,30, Leo – futuro sponsor di una qualsiasi marca di gel, con espadrillas a righe in pandant con la t-shirt,  si  siede al piano, saluta il suo pubblico ancora timido, e intona un “Da tempo”, ma per coinvolgere e rendere attivo il suo pubblico Leo lo sa che deve sfoderare un asso nella manica, ed ecco “Non ci ruberanno mai l’amore”. Continua così lo show al pianoforte con altri due pezzi tratti da “Spazio”, album che chiude la trilogia iniziata con “Resìna e Sirèna”, per poi imbracciare una chitarra e proseguire con un pezzo da repertorio “Piccolo sogno”, una vera chicca non per i fan estemporanei, per riportare in alto la partecipazione con “La collina dei ciliegi” di Battisti, ricordando  la band di cui è frontman – i Lato B, B come Battisti.

Il pubblico a questo punto si implementa  di nuovi spettatori, i vicini del quartieri che seguono lo show dalle loro terrazze di casa, ma qualcuno sembra non gradire, non ci è dato sapere se non è un estimatore di Battisti, di Pari, o della musica in generale, ma di sicuro c’è che alle 22,01 un incitamento si alza concitato e un vicino intima di spegnere tutto e andare a dormire. Nell’imbarazzo generale dell’organizzazione, nell’incredulità del pubblico, la vera risposta a tutto è arrivata proprio dall’artista (lo dicevamo nell’introduzione, quando uno  è grande lo dimostra davvero anche nelle situazioni più inaspettate) che ha alzato il volume e concluso la sua canzone.
Ma del vicino, seppur fuoriluogo, i giovani del BeQuiet hanno imparato ad avere rispetto, e nonostante i permessi ottenuti, la SIAE pagata, e tutti gli oneri burocratici espletati a regola d’arte per poter offrire uno show e quindi un’occasione di svago e relax ai propri coetanei e non  solo, Giovanni Block, portavoce del suo gruppo, ha chiesto a Pari di proseguire in acustico, senza amplificatori e senza microfoni, richiesta a cui l’artista si è mostrato pronto senza reticenze, chiedendo la collaborazione dei suoi fan che delle mani potessero fare le percussioni, e delle loro voci i cori necessari. E si è ripartiti così, tutti in cerchio, seduti per terra, con “Werther” introdotta in maniera ironica dal Pari “questa canzone la facciamo così, esattamente come è nata, alle tre di notte, con il vicino rompiballe che urlava alla finestra”. Lo show continua, forse addirittura con partecipazione maggiore, quando si dice “fare di necessità virtù”, e i napoletani hanno imparato bene come lo si fa.  “Arnesi”, “Bacia Brucia Ama Usa” e ancora c’è “spazio per Spazio”, fino alla richiesta, anche molto irriverente di un gruppo di fans (mea culpa ero fra loro) di “Ave Maria”, e così Leo fa impazzire il suo pubblico.

La chiusura prevista sarebbe stata “Lettera al futuro”, ma Leo, che della modalità karaoke ci sta prendendo gusto, lascia che sia il suo pubblico a scegliere ancora, e quasi all’unanimità la scelta ricade su “La metro C”, “a Roma esistono due linee metropolitane, la A e la B, hanno impiegato quindici anni per costruire la terza linea, la C appunto, ma si sono dimenticati di collegarla alle altre due… questa cosa mi ha lasciato riflettere, e le riflessioni sono il frutto di questa canzone!” , “Leo a Roma c’hanno messo quindici anni per costruirla, a Napoli la stanno cercando la metropolitana” – un ragazzo risponde all’intro della canzone con una battuta storica di Siani sottolineando che ogni mondo è paese, e che le problematiche e le riflessioni che nascono in rapporto ad una città come Roma sono facilmente adattabili ad altre realtà. Il potere universale della musica è proprio questo.

Ora, a margine di quella che finora è stata la cronaca di una serata e di uno show, una precisazione è doverosa, senza scadere nei clichè e nei luoghi comuni. Quando si dice che questo non è un Paese per giovani i “grandi” si arrabbiano additando i giovani come svogliati, senza voglia di mettersi in gioco, senza stimoli per fare la rivoluzione, e i “giovani” si arrabbiano perchè sentono calzante questa definizione senza averne delle reali colpe, perchè questa società e questo mondo lo ha soltanto ereditato. Io ho riflettuto e invito voi altri alla riflessione: un gruppo di ragazzi, laureati, studenti, colti, conoscitori della musica e della cultura a tutto tondo, decide di non emigrare ma di restare nella propria terra, fonda una associazione, impiega tempo, risorse, energie, denaro (perchè no, le trasferte, le cene, gli alberghi e le location non si pagano in voucher nè con le monete di paperopoli ma in soldi veri) e la società circostante come risponde? Scoraggiandoli!
Se questo è un paese per giovani, è più facile essere “vecchi”. Riflettete giovani!

SCALETTA:

Pianoforte

  1. Da tempo
  2. Non ci ruberanno mai l’amore
  3. La seconda volta
  4. Dove sei finita tu

Chitarra

  1. Piccolo sogno
  2. La Collina Di Ciliegi (cover Battisti)

Acustico – solo voce e chitarra senza microfoni e amplificatori

  1. Werther
  2. Arnesi
  3. Bacia Brucia Ama Usa
  4. Ave Maria
  5. I Piccoli Segreti Degli Uomini
  6. La Metro C
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