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  • Leona Lewis: Spirit

    Leona Lewis

    Data di uscita: 25-01-2008

    Loudvision:
    Lettori:

Amore sanguinante

La vincitrice della terza edizione del reality britannico “X-Factor” non è diventata il classico prodotto di un’industria discografica in crisi, che ricorre alla riserva televisiva in cerca di un volto inedito per tirare il fiato. Non è nemmeno un risultato delle scadenti proposte da tv-reality che fabbricano meteore destinate a naufragare tra la fine di un’edizione e l’affermazione dei volti della stagione successiva. Se uno dei cinque colossi discografici ha messo seriamente sotto contratto Leona Lewis, è perché una volta tanto a vincere è stato un talento da valorizzare.
Il suo debutto ha letteralmente travolto gli argini delle classifiche inglesi come un fiume in piena, con un primato di diffusione e vendite durante le prime settimane d’uscita. Un battesimo fatto soprattutto di riusciti brani inediti, all’altezza di un’artista preparata ad una carriera di personalità. Leona, a 21 anni, già spiazza le concorrenti a cui viene spesso paragonata, peraltro ingiustamente: perché ha l’estensione vocale di quattro ottave di Whitney Houston ma con un timbro più fresco. Perché ha le doti di falsetto di Mariah Carey ma con il buon gusto di accarezzare la melodia senza strafare. Perché manipola l’appeal della musicalità come Celine Dion ma senza suonare stucchevole. “Spirit” è un album fatto di brani pop upbeat e lenti efficaci; nelle partiture vocali Leona è sia un’ottima virtuosa, sia una creatrice di hook melodici di facile assimilazione ed irresistibile eleganza. Talvolta il reiterarsi degli schemi armonici dei ritornelli, come avviene in “Whatever It Takes”, mina la longevità; ma questo è un rischio che in “Spirit” è spesso assunto con il coraggio della sfida, che riguarda anche quello della Leona Lewis interprete di brani propri piuttosto che di canzoni già celebri. Le interpretazioni di “Homeless” (di Darin Zanyar), “The First Time Ever I Saw Your Face” (di Celine Dion) sono pregevoli e preparate in modo magistrale, ma ristrette entro i canoni di una tecnica in prestito ad una natura inadatta alla cantante. Il singolo “Bleeding Love”, “Take A Bow”, e “Homeless”, al contrario, tessono gli spazi e le melodie dove il flautato della sua voce e le invenzioni del suo istinto prendono vita, con disarmante naturalezza; l’uso gentile del vibrato e la personalità libera di adoperare le sue abilità virtuose per raggiungere vette emozionali, sono qui così evidenti da rendere questi episodi emblematici.
Ovviamente “Spirit” non pecca nemmeno negli arrangiamenti elettronici e nella produzione attenta, soprattutto, al ruolo della voce, che si fonde con l’amalgama melodico ma che resta la forza prima dell’energia dei brani. Armonie semplici e vive, da leggersi come accessibili per respirare al meglio il piacere e la naturalezza dei vocalizzi e delle diverse cromature del canto: Leona Lewis ha un fascino primitivo ed istintuale, che dona a “Spirit” una natura Pop ed insieme ricercata, di una bellezza tutta personale.

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