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Leone d’oro in 3D

È stato assegnato il Leone d’oro alla carriera a colui che ha saputo trasformare il red carpet in una magnifica favola dove gli unici protagonisti erano Buzz Lightyear e Woody direttamente da Toy Story… E direttamente dalla Disney Pixar è arrivato John Lasseter, incontrato prima della cerimonia di premiazione.

Signor Lasseter oggi riceve il Leone d’Oro alla carriera. Come si sente??
Onorato! La cosa che mi fa felice è essere qui con i miei colleghi, che sono la mia famiglia.

E a consegnarle il premio sarà George Lucas…?
Siamo stati fortunati ad essere stati guidati da due geni come George Lucas e Steve Jobs, due dei più grandi visionari del pianeta. Con i nostri film vogliamo realizzare ciò che amiamo e che allo stesso tempo riuscire ad intrattenere il pubblico e voglio garantire sempre qualcosa di nuovo.?

Il primogenito della Disney Pixar è “La principessa e il ranocchio” completamente costruito alla vecchia maniera quindi a mano. Perché questa decisione?
Tre anni e mezzo fa abbiamo fuso la società con la Disney e ora mi trovo in mezzo a due società fantastiche. Con Disney abbiamo quindi deciso di fare un film animato tradizionalmente. La tecnologia deve essere sempre al servizio della storia e non viceversa. L’animazione fatta a mano è affascinante almeno quanto quella fatta al computer. Disney e Pixar sono compagnie guidate dai creativi non dai manager, pertanto il risultato creativo è sempre al primo posto nei progetti. Gli Studios pensavano che nessuno avrebbe più voluto guadare i film animati alla vecchia maniera, ma secondo noi era un’idea sbagliata. Volevamo raccontare una bella storia, questo era il nostro scopo. Ci siamo riusciti e siamo orgogliosi e ci crediamo con tutti noi stessi.

Sembra che l’animazione non ha più frontiere. “Up” è stato proiettato prima a Cannes e poi a Venezia…
Noi facciamo i nostri film per il pubblico, non li facciamo per i critici. Ci siamo sempre concentrati sulla qualità, pensando al divertimento. I critici si sono accorti che i nostri film sono internazionali, per i temi, per la possibilità di traduzione in 48 lingue, insomma sono film davvero per tutti, anche per i Festival.

Grazie alla Pixar, l’animazione è accettata dal grande pubblico adesso… ?
Quello che ripetiamo sempre è che l’animazione non è un genere e siamo orgogliosi di aver fatto in modo di portarla allo stesso livello del live-action. Ci riteniamo cineasti oltre che animatori, e quello che continueremo a fare sarà raccontare storie.?

Ci sarà anche un “Toy Story 3″. Ci può raccontare qualcosa di più?
Ci siamo chiusi nello stesso posto sul Pacifico in cui è nato il primo “Toy Story”, e attorno ad un tavolo abbiamo partorito il terzo episodio. Sono tanti anni ormai che ci lavoriamo, ci siamo divertiti a ritrovare i vecchi amici. Abbiamo radunato l’intero team creativo del primo e del secondo episodio per metterci al lavoro. In “Toy Story 3″, Andy diventa grande e deve andare al college, prima di partire deve scegliere delle cose da portare via con se, così dietro una pila di libri e attrezzi da ginnastica ritrova il suo vecchio cesto di giocattoli, fermandosi ad osservarli… non vorrai che ti racconti tutto il film?

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