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Leoni inglesi

Inizia prestissimo, alle 20:30 circa, la serata di giovedì 28 febbraio all’Orion di Ciampino con gli Zico Chain, gruppo hard rock londinese già venuto in Italia come supporto ad altri gruppi.

La loro esibizione, però, non dura molto, anche se la band dimostra una buona grinta: il palco deve prepararsi ad accogliere i “big” della serata: Steve Harris e soci.

Ci sono due premesse necessarie. È vero che dall’unione di Steve Harris, principale compositore degli Iron Maiden, coi British Lion, cantante e musicisti dall’indubbia qualità tecnica, poteva uscire un disco migliore di “British Lion” ed è anche evidente che Harris è abituato a platee ben più vaste di quelle che un live club può contenere, ma probabilmente questo suo primo progetto parallelo esprime anche la volontà di tornare a respirare l’aria dei locali e, in effetti, il modo in cui guarda e si rivolge al pubblico, secondo noi, confermerebbe questa ipotesi.

Ad ogni modo, non appena la costola degli Iron Maiden fa la sua apparizione sul palco, dalla platea di alza un boato di applausi e urla, nonché qualsiasi aggeggio adatto ad immortalare uno degli dei del rock.

A dare il via, subito uno dei singoli estratti dal disco, “This Is My God”, seguita da “Lost Worlds” e “Karma Killer”, altri due brani tratti dallo stesso disco in una scaletta che vede eseguite tutte le canzoni di “British Lion”, tranne una, alternate a brani nuovi tra cui “Father Lucifer” e “Guineas And Crowns”, e cover, come “Let It Roll” degli UFO.

Steve Harris è in splendida forma e non sta fermo un attimo sia col suo basso che sul palco, su cui si muove da una parte all’altra seguito da una ola di mani e urla. Il cantante Richard Taylor condivide con Harris il ruolo di frontman e riesce a stabilire col pubblico un ottimo feeling: parla alla platea esibendo anche un incerto italiano sulla domanda “Roma come stai?”, stringe mani e non esita a prendere in mano una bandiera che sventola tra il pubblico, per poi restituirla.

I presenti, meno numerosi di quanto avremmo potuto aspettarci, forse anche a causa del prezzo del biglietto, sono la dimostrazione di un pubblico che non è lì solo per assistere a un concerto ma per farlo insieme alla band: che sia cantare un pezzo del brano o battere le mani a tempo Steve Harris e soci non hanno bisogno neanche di chiederlo perché, esattamente come in scena ognuno sa cosa deve fare, i fans sono preparatissimi.

Il concerto termina presto, verso le 23:00, ma, a testimonianza dello speciale rapporto che Steve e compagni hanno con i propri fans, tutta la folla viene fatta uscire dal locale per poi far rientrare un po’ per volta tutti coloro che vogliono un autografo o una fotografia con Harris e la band.

Che vi piaccia o no il disco “British Lion”, Harris dal vivo è sempre uno spettacolo e dimostra che essere un dio del rock non vuol dire snobbare i propri proseliti.

“This Is My God”
“Lost Worlds”
“Karma Killer”
“Father Lucifer”
“The Chosen Ones”
“These Are The Hands”
“Guineas And Crowns”
“The Burning”
“Last Chance”
“Us Against The World”
“World Without Heaven”
“Do You Want It”
“Judas”

Bis:
“Let It Roll”
“Eyes Of The Young”

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