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  • Les Fauves: N.A.L.T. 2 Liquid Modernity

    Les Fauves

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Suoni malati della bassa padana

Gli emiliani Les Fauves escono per la Urtovox con la seconda parte della loro trilogia di esordio. “N.A.L.T. 2 – Liquid Modernity” viene proposto come un disco postmoderno e risulta esserlo. Postmoderno nel senso della struttura, dei suoni e dell’idea di fondo. Partendo da spunti che richiamano la sperimentazione newyorkese degli anni ’80 (dai Talking Heads alla no wave), i Les Fauves propongono 11 brani che vanno a pescare in molta della tradizione musicale moderna cercando di creare un buon mix che, tuttavia, non centra sempre il bersaglio.

I lamenti iniziali à la Clinic di “Everlasting Soup” portano fino alle svisionate di “Funeral Party” dove la voce si fa portante e dà vita ad un ottimo pezzo (apice dell’album?). Si è passati, nel frattempo, per le incomprensibili “Berolina Party Suite” e “Drops Drops Drops”. Sognando la neve a Trinidad e Tobago si apre la strada a “Death Of The Pollo”, probabilmente la canzone meglio strutturata dell’intero lavoro. “Keep Living In A Subway” e “Lagos” sembrano meri parti di transizione e solo quando si strizza palesemente l’occhio al buon Syd Barret (“Pitslicker”) l’attenzione di chi ascolta torna su buoni livelli permettendo al disco di chiudere al meglio con “Back To The Anal Phase” e “Cold Shower Tide”.

I Les Fauves presentano un lavoro di grande esperienza, cultura e passione musicale. Tutto questo potrebbe trasformarsi in eccellenza se i ragazzi, pur mantenendo la loro attitune, fossero meno pretenziosi a livello strutturale. I continui suoni malati e quasi fastidiosi finiscono con l’appesantire l’ascolto poco dopo la prima parte del disco e non facilitano neanche quello del seguito che, a ben vedere, sembra addirittura più meritevole.

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Contro

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