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Let the groove out! [Funky soul]

Bloom di Mezzago, ventinove marzo duemilaetre: un nome, un perché. Locale reo di aver ospitato negli ultimi tempi una serie di concerti di valore a-s-s-o-l-u-t-o, propone anche questa volta un appuntamento immancabile per ogni fan del nonsisabenecosa che si rispetti.
La serata inizia nel migliore dei modi con la presenza di Malleus (http://www.malleusdelic.com) all’entrata, artista di prima grandezza del panorama internazionale, che, per l’occasione, ha creato un poster speciale, di una bellezza abbacinante, limitato a sole dieci copie.
Tempo di arrivare in sala e possiamo goderci l’esibizione dei Dozer, svedesi come origine ma decisamente di tutt’altra pasta una volta imbracciati gli strumenti. Esibizione ottima e decisamente sorprendente, come sorprendono in positivo gli Spiritu, altro compo non particolarmente conosciuto in casa nostra.
Ecco arrivare il turno dei Clutch ed ecco che si inizia davvero a fare sul serio. I nostri sono animali da palco, semplicemente; Neil Fallon, decisamente “stonato” dà tutto se stesso in un’interpretazione che ha del mistico, una voce calda e blueseggiante che rieccheggia bluegrass e paludi del sud ad ogni sospiro. I Clutch si impongono a forza di groove, feedback allucinanti ed un retaggio hardcore che si fa sentire nella fisicità della trasposizione scenica. Immensi, semplicemente immensi. Praticamente il trait – d’union vivente di un trentennio e più di rock, ivi compresi Black Sabbath, Melvins e John Lee Hoker, naturalmente. Con la speranza che i loro dischi diventino di una qualche pratica disponibilità anche in Italia, ci congediamo pregando che non vengano inghiottiti da una qualche palude dell’America confederata. Peccato solo per la pedaliera rotta sull’ultima canzone. Importanti.
Ed infine, gli Spiritual Beggars: dopo un cambio di line-up che ha visto subentrare JB dei notevoli Grand Magus dietro il microfono al posto del fuggitivo Spice, si sono presentati al pubblico decisi a, ehm, spaccare il culo.
Dove infatti l’ultimo album presentava una band più rilassata e solare, meno aggressiva e pronta a riscoprire le proprie radici più classiche di rock settantiano, dal vivo i nostri hanno optato per una pesantezza a tutto tondo. Suoni potenti come pitoni che strisciano abbattendo tutto quello che hanno davanti, deflagrazioni metalliche e urla concitate e possenti. Qualche break strumentale, un hammond che non si sente troppo, momenti di poetica bucolica intorno a cui aleggiava il fantasma di Jimmy Page ed il gioco è fatto: semplicemente, un grande concerto e grande divertimento.
MONSTER GROOVE!!!
ps. ringraziamo il Bloom perché ci fa sentire felici.

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