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Leverage: Dall’anonimato a stella cardine

Da band sconosciuta, a campione di vendite nel giro di pochi mesi. Due album in un solo anno ed una incredibile capacità di catalizzare l’attenzione di critica e pubblico. Queste sono le credenziali dei Leverage, ennesima band scandinava in grado di unire melodia e potenza insieme. Siamo arrivati sino in Finlandia per scoprire le ragioni di tanto successo, andando a buttare giù dal letto il chitarrista della band, Tuomas Heikkinen.

Ciao Tuomas. Immagino che ancora non sei abituato ai giornalisti “scocciatori”, sempre pieni delle loro domande tutte uguali. Quindi, cerchiamo di parlare in modo confidenziale ed allegro. Per il successo, poi c’è sempre tempo!
Ho sentito entrambi gli album dei Leverage [oggi pubblicati dalla Frontiers, il primo in ristampa, il secondo appena uscito. N.d.r.] e li ho apprezzati entrambi. Forse, prima di iniziare l’intervista, dovremmo parlare un po’ della vostra carriera, di come avete iniziato, dei vostri progetti musicali del passato, ecc. Infatti, prima di questi due album, nessuno ha mai sentito il vostro nome; e questa, non ti nascondo, è stata una grande sorpresa. Qualcuno ha esclamato “Oh, finalmente qualcosa di diverso!” Così iniziamo proprio a raccontare come i Leverage sono nati, chi ha avuto l’idea, e tutte quelle altre cose che i vostri fan devono conoscere di voi.

I Leverage sono un lungo sogno che è finalmente diventato realtà. Pekka Lampinen (basso), Torsti Spoof (chitarra) ed io ci siamo conosciuti quando eravamo bambini. L’idea di fare musica insieme, dopo anni che non ci vedevamo – perché ormai vivevamo in città diverse – è stata inizialmente portata avanti da me e Torsti. Io avevo qualche buona canzone e lui invece uno studio dannatamente buono per lavorare. Inizialmente avevo in mente un diverso cantante per la band, ma non appena ho incontrato Pekka Heino, mentre faceva un concerto di cover, ho capito che era lui l’uomo che faceva al caso nostro! Questo è stato alcuni anni fa. Poi la band e le canzoni per un album intero sono venute da sole, pezzo per pezzo. È nato un promo, siamo andati a firmare e così via. Un giorno abbiamo deciso di chiamare la band Leverage, perché abbiamo ritenuto che questa band farà “leva” su una lunga relazione d’amore con l’heavy rock che noi tutti condividiamo.
In passato abbiamo suonato in numerosi gruppi e migliaia di concerti insieme prima dei Leverage, ma nessuna di queste band è diventata famosa a livello internazionale.

Ascoltando il vostro sound, e soprattutto “Tides”, mi è sembrato di ascoltare Joe Lynn Turner o qualcuno dei progetti di R. Blackmore (v. Rainbow). In generale mi sembra che la vostra musica sia leggermente orientata verso le sonorità degli anni ’80. Ma c’è anche qualcosa che mi ricorda Jorn Lande.
Sono stato un accanito fan di Blackmore sin da quando avevo 10 anni ed in effetti dici bene: i Rainbow hanno avuto più influenza su di me, da quando ho iniziato a suonare la chitarra, di qualsiasi altro gruppo. Jorn Lande è del resto un grande singer e Pekka mi ha cantato qualcosa del suo materiale, pertanto credo che anche Pekka, come molti altri oggi, sia inspirato da lui. So che Pekka ama anche Turner!

Abbiamo parlato di Joe Lynn Turner. Lui ha cantato in un album molto particolare dei Purple: “Slaved and Masters”. Che pensi di quel controverso album? Te lo chiedo perché la vostra musica ha molte cose in comune con quel genere: un po’ più heavy dell’AOR ed un po’ più melodica dell’heavy metal.
Non abbiamo mai fatto un calcolo preventivo di quanto pesante o leggero dovesse essere il nostro sound. In ogni caso, amo molto più i vecchi album dei Deep Purple, quelli degli inizi, rispetto ai successivi.

“Tides” è stato pubblicato in Finlandia ed in Giappone. Solo dopo, in tutto il mondo. Perché avete scelto una partenza così in sordina, pur avendo tra le mani un disco così valido?
Abbiamo semplicemente cercato il miglior debutto possibile, sperando poi che tutto andasse per il meglio.
[PAGEBREAK] Quando avete capito di piacere realmente al pubblico ed era arrivato il momento di pubblicare “Tides” anche in altre nazioni oltre alla Finlandia ed al Giappone? Sai, con la mediocrità che c’è in circolazione, mi è difficile comprendere perché le case discografiche non abbiano capito subito che voi eravate una valida formazione di grandi pretese, con un buon songwriting.
Non abbiamo mai sollevato obiezioni a che “Tides” fosse pubblicato in questo modo: prima in sordina e dopo nel resto del mondo. È stata una scelta del nostro manager che noi non abbiamo inteso contrastare. Del resto eravamo alla nostra prima esperienza internazionale e ci dovevamo muovere con circospezione. Poi abbiamo avuto il primo contatto con la Frontiers effettivamente molto presto e siamo stati felici di iniziare a lavorare con loro per il nuovo album.

“Blind Fire” usa più mid tempo rispetto a “Tides” (album che preferisco) e l’ho trovato più melodico e, se vogliamo, più easy. Non credo infatti che i due album siano molto simili. In effetti, per scrivere “Tides” avete avuto tutto il tempo che volevate, mentre “Blind Fire” è nato dopo neanche un anno! Non dirmi che la seconda pubblicazione è stata solo un’abile manovra commerciale per battere il ferro caldo.
Sinceramente sono sorpreso di sentirti dire che trovi “Blind Fire” più “easy” rispetto a “Tides”. Secondo noi ci sono sicuramente un sacco di accelerazioni più su “Blind Fire”, ma le cose sono forse un po’ più nascoste rispetto al primo. Mi piacciono comunque entrambi gli album e comunque per la stessa ragione: essi sono al 100% foto nitide di ciò la band è stata e ciò che abbiamo voluto fare nel momento in cui li abbiamo registrati.

“Blind Fire” segna anche il debutto con l’italiana Frontiers. Cosa, con ciò, è cambiato nella produzione?
Non molto. Abbiamo registrato nello stesso studio di “Tides”. Alla Frontiers hanno un sacco di nuovi attrezzi, ma, sebbene più avanzati, noi ci trovavamo meglio dove già eravamo stati. Del resto avevamo già le basi su cui lavorare e conoscevamo l’approccio di base vincente che avevamo usato per il primo album.

Chi compone, all’interno della band, la linea melodica? A cosa dai prevalenza all’interno di una canzone: all’arrangiamento, alla melodia, ai testi? Insomma, cosa viene prima di tutto secondo te?
Nella versione europea di “Tides” io ho scritto ben 10 sulle 12 tracce. In “Blind Fire” invece ne ho scritte 8 su 10, mentre tutti i testi sono miei! Credo che la melodia sia la componente più importante nelle canzoni [e si sente! N.d.r.]. Senza di essa tutto il resto non ha una grande importanza. Anche i testi sono importanti, ma, ancora una volta, una buona canzone a mio parere può essere realizzata anche con una buona melodia e cattivi testi. Mentre una canzone brutta, è brutta e basta! Anche gli arrangiamenti sono importanti per il flusso di musica, ovviamente.

Passiamo al futuro. Che programmi avete per l’anno in corso? State facendo programmi per un nuovo album?
Abbiamo appena finito il promo per il nuovo album e stiamo programmando il prossimo tour. Abbiamo due album forti ora e non c’è assolutamente fretta per cominciare a programmare un nuovo album! Abbiamo un sacco di lavoro da fare.

Parliamo di tour. Siete stati in Giappone, non è così? È lì che “Tides” è stato pubblicato per primo. Quali sono le differenze tra i fan asiatici e quelli europei? Credete di passare in Italia?
In effetti i Leverage non sono mai andati in concerto fuori dalla Finlandia. Speriamo di cambiare questa cosa al più presto possibile. Ci piacerebbe venire in Italia per conoscere nuove persone e magari divertirci anche un po’…

L’ultimo messaggio per i nostri lettori…
Grazie per il vostro supporto. Ascoltate il nostro nuovo album “Blind Fire” e tutte le cose belle che verranno in questo 2008. Speriamo di vederci al più presto!

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