Home > Interviste > Libra, l’electropop che parla sottopelle

Libra, l’electropop che parla sottopelle

Avevamo recensito poco tempo fa il disco dei Libra, “Sottopelle”.
Ecco qui il nostro scambio di domande e risposte per conoscere meglio questo gruppo dal potenziale non indifferente.

 

Un identikit iniziale: chi sono, dove e quando nascono i Libra?
Siamo quattro ragazzi che si conoscono e condividono la passione per la musica già da parecchi anni. Abbiamo scoperto un amore comune per l’elettronica che ci ha portato a sperimentare nel tentativo di miscelare questa nuova influenza con quella passata. In quest’ultimo anno abbiamo lavorato al nostro primo disco “Sottopelle”, scegliendo di porre particolare attenzione alla creazione dei suoni, all’equilibrio fra essi e al giusto spazio fra i vari elementi. Ci piacciono le cose complesse ma che hanno la leggerezza delle cose semplici.

Un salto indietro, a prima dei Libra: chi sono Alberto, Iacopo, Gian Marco e Federico? Quali sono le rispettive influenze che danno vita a un progetto come il vostro?
Veniamo tutti e quattro da ascolti e percorsi musicali differenti: alcuni di noi studiano al Conservatorio, altri sono più interessati alla ricerca e all’elaborazione del suono sia da un punto di vista artistico che tecnico; in generale siamo tutti partiti dallo studio dello strumento e della teoria musicale per poi ricercare una nostra chiave inizialmente nel rock, in seguito si è trovato un punto di contatto ancora più forte nell’elettronica.

Tra le ispirazioni che avete dichiarato per “Sottopelle” ci sono i Radiohead. Yorke e compagni non hanno mai dovuto cimentarsi con un riferimento ingombrante come per noi è il cantautorato, mentre voi sembrate voler conciliare le due anime, un po’ come facevano i La Crus. Si tratta di un equilibrio voluto, o crescendo pensate di voler scegliere in modo più netto una di queste direzioni?
I Radiohead sono forse l’unico gruppo che è riuscito ad emozionare tutti e quattro dal primo all’ultimo disco, riuscendo sempre a proporre qualcosa di valido ed interessante. Apprezziamo molto il pensiero musicale che si cela dietro agli arrangiamenti e sicuramente sono stati un’influenza cardine che ci ha accompagnato durante tutta la realizzazione del disco. La dimensione cantautorale nella nostra musica deriva da ascolti diversi che ci hanno aiutato soprattutto nella fase di scrittura dei testi. In futuro è difficile prevedere quale direzione prevarrà, in realtà speriamo di creare qualcosa di più interessante sia dal punto di vista testuale che di suoni e arrangiamenti, probabilmente si arriverà ad un nuovo equilibrio.

Sempre a proposito di cantautorato, avete rivendicato con una certa fierezza la scelta dell’italiano: il motivo è una scelta precisa di valorizzare la nostra lingua “confrontandola” con questo tipo di musica, o semplicemente è il modo in cui vi è venuto più naturale scrivere?

Sicuramente è stato il modo più naturale. Ci piaceva l’idea di usare la nostra lingua per comunicare le nostre sensazioni in maniera diretta, inoltre ci piacciono molto le sfumature che l’italiano regala, la ricchezza e la delicatezza di alcuni termini. È vero però anche che ci incuriosiva la possibilità di utilizzare l’italiano su un certo tipo di elettronica e di suoni di carattere più internazionale, il risultato non è stato immediato ma amiamo le sfide.

Il mondo raccontato nei vostri pezzi sembra avere un taglio autobiografico, ma non senza velleità universali. Quanto c’è di personale e quanto di astratto in ciò che fotografate nei brani?
Tutti i testi partono da riflessioni su avvenimenti che ci sono realmente capitati ma c’è una certa attenzione nello scegliere, all’interno di quegli stessi episodi, delle sfumature condivisibili ed universali. C’è quindi una forte dimensione tangibile all’interno dei testi, ma questa convive con una più astratta destinata alle immagini e alle sensazioni che vengono descritte.

Avete definito la vostra musica “minimale, intima e trasparente”. Eppure si percepisce lo sforzo di uno studio, in particolare sul piano sonoro. In che modo questa ricerca va a influenzare la composizione? Arriva prima l’idea sonora o la storia che il brano racconterà?
Arriva sicuramente prima l’idea sonora. Per noi è importante muoversi dalla base del processo creativo e poi risalire fino in cima, rimanendo fedeli alle sensazioni di partenza; per questo motivo a volte nasce prima un suono che suggerisce un’atmosfera o un beat che porta una determinata pulsazione e nelle fasi successive si cerca di assecondare quello che è già all’interno dell’audio stesso, andando via via a dettagliare l’arrangiamento e poi il testo.

Un’altra delle cose che tenete a sottolineare è la natura digitale della vostra modalità di composizione: computer e synth sono solo una “supervisione” del vostro lavoro, o ne sono parte integrante?

In sostanza tutti i brani nascono al pianoforte o alla chitarra ma è il computer a entrare in gioco subito dopo e a permetterci di fissare e sviluppare l’idea musicale. Nel dominio digitale riusciamo ad avere un enorme controllo sul suono, sia da un punto di vista di registrazione e campionamento che di modifica del timbro. Ci piace tantissimo anche usare strumentazioni analogiche o acustiche, ma il computer è uno strumento potentissimo, per quanto non infallibile, e lo portiamo con noi anche dal vivo.

A collaborare con voi in “Vortice” c’è anche Fabrizio Martorelli, voce dei Loren: come e da chi è nata l’idea?
Conosciamo Fabrizio ormai da diversi anni e ci sentiamo un po’ parte della stessa famiglia. I Loren sono un altro progetto sul quale il nostro produttore artistico Antonio Filippelli ha scommesso ed è capitato spesso di incontrarsi e conoscersi. L’idea della collaborazione è venuta da sé, noi cercavamo una voce e abbiamo subito pensato a Fabrizio, essendoci grande stima sia al livello artistico che umano.

Tra i musicisti del panorama romano, c’è qualcun altro con cui vorreste comunicare?

A Roma ci sono tante realtà musicali e forse troppi pochi canali. La vita per chi fa musica originale oggi non è facile, spesso si tende a litigare per l’ultima fetta della torta quando aiuterebbe collaborare per crearne una nuova. Conosciamo tanti musicisti che la pensano come noi, che hanno voglia di fare, e fra questi ci sono diversi progetti molto validi. Ce ne sarebbero diversi da citare quindi parleremo solo dell’ultimo disco che abbiamo sentito ed apprezzato dell’artista romano Rhò e dell’ultimo live che ci ha particolarmente emozionato, quello degli amici Mary In June.

A curare la direzione artistica di “Sottopelle”, ma più in generale del vostro progetto, ci sono Antonio Filippelli e la Volcan Records. Come vi siete incontrati? In che modo il suo apporto ha influenzato la vostra musica?
Conoscevamo già da prima Antonio e abbiamo sempre apprezzato il suo modo di lavorare artisticamente con le band. Ci siamo visti un giorno per parlare del nostro progetto e di quello che avremmo voluto fare ed è lì che abbiamo buttato giù le basi per una collaborazione che si è rivelata vincente. Probabilmente il suo più grande merito è stato quello di essere riuscito ad individuare i punti di forza all’interno della band e di aver indirizzato e seguito in maniera giusta e coerente il flusso di lavoro.

I Libra e il momento del live: come si traduce, dal vivo, una proposta atmosferica e liquida come la vostra?
Nella fase di scrittura del disco non abbiamo voluto pensare alla realizzazione dal vivo, ci piaceva l’idea di essere totalmente liberi di utilizzare qualsiasi suono o rumore catturato magari da “strumenti” non tradizionali o utilizzare incastri ritmici particolarmente complessi e non immediati. Va da sé che ovviamente è stato necessario un lavoro successivo mirato ad individuare un setup personalizzato che ci permettesse di riproporre live il disco. Sul palco siamo quindi in quattro e oltre agli strumenti tradizionali come chitarra elettrica e basso abbiamo molti campionatori, pads e tastiere.

Cosa bolle in pentola per il 2014 dei Libra?

Ci sarà una bella sorpresa nella prima settimana del 2014 ma non possiamo ancora rivelarla. Per il resto stiamo organizzando un tour per portare la nostra musica al di fuori della nostra città. Ad ogni modo consigliamo a tutti quelli che dovessero apprezzare il nostro progetto di seguirci e magari scriverci sulla nostra pagina facebook (www.facebook.com/libraofficial) . È lo spazio sul quale siamo più attivi sia dal punto di vista dei contenuti che della comunicazione dei concerti.

Scroll To Top