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  • Ligabue: Sette Notti In Arena

    Ligabue

    Data di uscita: 05-06-2009

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Notti di gala per il mediano di Correggio

Dopo due Best Of completi di inediti, Luciano Ligabue torna sul mercato pubblicando la testimonianza video e audio dei sette concerti tenuti all’Arena di Verona tra i mesi di ottobre e novembre 2008, in compagnia dell’orchestra diretta dal maestro Marco Sabiu.

Non è una vera e propria riproposizione in chiave sinfonica delle canzoni dalla struttura diretta e priva di troppi fronzoli tipiche del Ligabue autore, quanto una contaminazione (diciamola aulicamente) tra due linguaggi artistici piuttosto distanti. Un’operazione sicuramente ambiziosa, un esperimento che proietta Ligabue altrove rispetto agli ambiti artistici che gli sono propri, quasi a vedere l’effetto che fa.
Lontano dalle strade già battute con i live dallo stesso già pubblicati ma al contempo anche sulle orme di altre star internazionali che nel passato e nel presente si sono già cimentate in qualcosa di simile, con risultati alterni.

L’esperimento qui riesce, senza sbavature ma anche senza boati d’entusiasmo.
Innanzitutto perché canzoni come “Ho Messo Via”, “Sarà Un Bel Souvenir”, “Il Giorno Di Dolore Che Uno Ha” o “Non È Tempo Per Noi” ormai non sono solo dei classici del repertorio del cantante, ma probabilmente anche alcune tra le più popolari canzoni che la musica italiana abbia prodotto negli ultimi quindici anni e più, quindi, in qualunque salsa le si ripropongano, il loro grip non riescono a perderlo (e il pubblico, infatti, s’accende sotto gli occhi di un management che sorride sornione).

Ma il valore aggiunto dell’opera è insito soprattutto nelle partiture orchestrali, che paiono ben ponderate e scritte prestando particolare attenzione a non prevaricare la dimensione-canzone in cui vanno ad inserirsi – perché (che sia stata davvero questa l’idea di Ligabue?) “Sette Notti In Arena” è e rimane pur sempre un concerto/album di canzoni, che canzoni devono rimanere, con o senza orpelli ulteriori .

Missione compiuta, ma… si sentiva davvero la mancanza di altro rock in guisa d’orchestra? Chissà. Questo però è un altro discorso, d’importanza forse relativa.

Non è la sua dimensione ma se non altro stacca di netto con la solita impostazione del Liga. L’album, pur godibile, è più vicino al divertissement (che nel dubbio gioca sul sicuro con pezzi ben noti e acclamati), che al passo discografico vero e significativo. Un po’ esperimento, un po’ speculazione; per certi versi interessante, per altri inutile.
È Ligabue, con la propria storia, a tanti basterà, mentre gli altri, tipo quelli fermatisi a “Buon Compleanno Elvis”, continueranno ad aspettare lì.

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