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  • Lightning Bolt: Wonderful Rainbow

    Lightning Bolt

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Sulle musiche pesanti dopo i venticinque anni

INTENSITA’
È la parola chiave per uno dei dischi più genuinamente devastanti di questa metà 2003.
Recensione numero1: la prima sensazione è quella di un suono che strangola, butta a terra, devasta le menti al suo passare come un Nazgul ricolmo d’ira. La seconda è la mancanza d’aria, totale, perfetta, la morte per asfissia. La terza è il tifone che porta rovina al suo passaggio, imprigiona, tende potenti ragnatele eteree nella tua testa. L’ultima è, stranamente, la melodia; lontana e vicina, insistente ma mai predominante, dolce balsamo per i sensi, veleno per la mente.
Recensione numero2: i Lightning Bolt sono un duo. Basso e batteria. Bass & Drums. Sembrano gli Halo, ma al contrario. Dove da una parte c’era la quiete mortifera del doom più trasfigurato, in “Wonderful Rainbow” (il terzo del lotto) c’è la schizofrenia compositiva dell’heavy rock tra i più “liberi” in circolazione. Pastiches di Dazzling Killmen e Boredoms, la no wave dei Contortions e il metallo classico estremizzato all’inverosimile. Un suono trasversale e devoto ad entità innominabili; musica non allineata che trae linfa dai dintorni del math rock e del noise rock più abrasivo per creare un suono non nuovo in senso assoluto, ma poche volte così creativo e debordante.
Recensione numero3: i Lightning Bolt si vestono in modo strano: maschere stracciate, buffe magliette a strisce, vestiti a brandelli. I Lightning Bolt escono per un’etichetta la Load Records. I Lightning Bolt hanno lo stesso nome, Brian Chippendale: drums, vocals; Brian Gibson: bass, probabilmente sono un paio di nerd e fanno musica del genere perché sono i classici indie kids che ascoltano metal e gli Arab On Radar. Forse. Un approccio senza condizionamenti, un suono che turba nel profondo, musica che scuote la mente e abbatte la struttura della realtà stessa.

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