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Limp Bizkit in concerto al Milano Summer Festival 2015, report live e scaletta

Dopo la serata degli Incubus (live report qui), giovedì 11 giugno torno verso Assago per un nuovo appuntamento con il Postepay Milano Summer Festival 2015. Stasera è previsto uno spettacolo con i fiocchi: Mark Tremonti in apertura agli alfieri della musica degli anni 2000, i Limp Bizkit.

Arrivo al concerto che il sole è ancora alto e il caldo è asfissiante. Rispetto alla serata precedente il personale del servizio d’ordine mi sembra più numeroso, ma non credo sia da imputare alla vecchia reputazione di bad boys di Fred Durst e soci.

Sul palco si sta esibendo la band di supporto, anche se non si tratta di una band di secondo piano. Stiamo infatti parlando di Mark Tremonti, chitarrista che ha militato nelle formazioni dei Creed e degli Alter Bridge ed ora è in tour con il suo progetto solista Tremonti. Scariche di chitarre aggressive e riff energici intrattengono il pubblico, che si divide tra chi mostra di apprezzare la performance e chi non è interessato ed aspetta solo il piatto forte della serata.

Quando, invece, inizia il concerto dei Limp Bizkit, si palesa immediatamente lo spirito della serata: quel puro e sano senso di trasgressione unito alla voglia di fare casino che sono stati la loro parola d’ordine per anni. Il loro ingresso sul palco avviene sulle note di un western alla Sergio Leone e lo spettacolo ha inizio. Non facciamo neanche in tempo a realizzare che sono saliti, che subito si parte con “Rollin’(Air Raid Vehicle)”. Da questo punto in poi la gente non smetterà mai di ballare e di saltare, per un’ora e mezza di intensità e pura ignoranza.

Accusato il colpo iniziale, parte “Gold Cobra” e Fred comincia ad agitarsi nelle sue celebri mosse.

Sul lato sinistro del palco è posizionato un contatore, che conta i secondi che mancano alla fine dello spettacolo. Sarà la vista di quel contatore, insieme alla musica registrata stile “Fast and Fourios” che si alterna dopo i brani della band, ma mi viene in mente la scena in cui Toretto dichiara di vivere la sua vita un quarto di miglio alla volta. Credo che lo stesso valga per Fred Durst e che la sua vita duri il tempo di una setlist. Ne ho la conferma quando con sguardo commosso ringrazia tutto il pubblico presente.

“My Generation” e “Nookie” ci fanno ballare e scuotere la testa al ritmo della batteria di Otto e della voce graffiante di Durst.

A questo punto va fatta una menzione speciale per quel matto di Wes Borland e per i suoi travestimenti. Mi piace immaginare la scena così: Fred nel suo camerino prima del concerto che pensa tra sè come si vestirà quel pirla del suo chitarrista; nel camerino a fianco, Wes che pensa a quale travestimento inventarsi per fare arrabbiare Fred. Il travestimento di stasera è quello dell’uomo invisibile: cappotto lungo fino a piedi, cappello da pescatore abbinato e cerone bianco sul volto. Ovviamente senza pantaloni. La sua esibizione è una performance nella performance: balla, fa mosse da marionetta, fa le capriole e mette delle diapositive da un marchingegno montato sul palco. Tutto questo riffando e suonando con una puntualità ed un incisività pazzesca.

I successi di una vita ci scorrono davanti e sembrano attuali come se fossero ancora in loop su tutte le radio e i Limp Bizkit ancora sul tetto del mondo. “My Way”, “Re-Arranged” e la cover di “Faith” ci fanno saltare come matti.

Non c’è più tempo e i secondi scorrono inesorabili sul contatore. C’è tempo solo per un ultima canzone prima che il palco si autodistrugga davanti ai nostri occhi e non può essere altro che “Take A Look Around”. La conclusione perfetta per una delle band più influenti degli anni 2000.

La musica finisce. Le luci si spengono. Alla prossima performance live ed alla prossima botta di vita con i Limp Bizkit.

La scaletta della serata:

Rollin’ (Air Raid Vehicle)

Gold Cobra

Hot Dog

My Generation

Livin’ It Up

Nookie

My Way

Covers Medley

Break Stuff

Re-Arranged

Killing in the Name

Faith

Take a Look Around

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