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Linea 77: Fine di un tour, la rinascita di una band

Quest’estate abbiamo seguito, come di consueto, i più importanti eventi live della penisola.
In particolar modo abbiamo seguito il Bum Bum Festival di Trescore Balneario, da anni ormai, festival di riferimento per il nord Italia.
Conclusa l’1 settembre questa XXI edizione è stata particolarmente ricca di partecipazioni di alto calibro.
I Linea 77 sono stati tra gli ultimi artisti ad esibirsi. Li avevamo già incontrati in primavera, all’inizio del loro tour e già si parlava del nuovo album.
Abbiamo parlato con Nitto ed ecco cosa ci ha raccontato del tour, dei loro approccio con la rete e dell’uscita del prossimo album.

Ciao Nitto. Ti avevamo intervistato a Roma in occasione della prima data del vostro tour.
Ora che questo vostro viaggio tra i palchi italiani sta per concludersi, puoi raccontarci com’è andata?

Sinceramente è andata bene oltre ogni nostra aspettativa. Dopo i cambi che abbiamo avuto nella nostra formazione e la scrittura dell’ultimo ep, ci aspettavamo di aver perso parte del nostro pubblico. Invece il pubblico ai concerti è aumentato sempre di più quindi non c’è stato alcun cambiamento. I vecchi fans hanno reagito bene ed abbiamo visto diverse facce nuove.
Certo abbiamo notato anche noi il calo di pubblico che tutte le band stanno riscontrando in questo periodo di crisi.

Si è trattato del primo tour con questa nuova formazione. Vi siete trovati subito?
Si anche se avevamo alcune dinamiche da mettere a posto. Per noi è stato come un salto nel buio, in particolare per Dade che è passato dal basso alle voci. Per lui è stata veramente la prima volta… non lo invidio dal punto di vista emotivo (ride, ndr). Devo dire che tra noi si è formata un’ottima intesa quindi è andato tutto bene.
Per quanto riguarda le “new entries” è andata altrettanto liscia.
Maggio è stato uno dei nostri tecnici per più di dieci anni e ci aveva accompagnati sul palco già nello scorso tour.
Con Paolino è stato molto bello trovare l’intesa sul palco.

Una domanda facile… o forse difficile… quel è stata, secondo te, la migliore data di questo tour?
Sicuramente la data di Alpette. Ha funzionato tutto benissimo. Inoltre abbiamo trovato un pubblico molto eterogeneo che si è scatenato durante i live di tutte le band in scaletta quella sera. Un pubblico di persone che non si è fatto prendere dalle solite “paranoie” sulle differenze di genere musicale.
Penso che sia molto più interessante sentire band che suonano musica diversa piuttosto che una serata monotematica.

Parlando proprio di organizzazione: voi che avete alcuni anni di tour sulle spalle, pensate che sia migliorata l’organizzazione degli eventi live, in Italia?
No, per niente. Stasera siamo come in un oasi: l’impianto audio è perfetto e gli organizzatori del festival si muovono molto bene.
In generale però abbiamo assistito, in questi anni, ad un calo generale di professionalità.
Singolarmente ci sono professionisti molto validi in giro ma spesso ti ritrovi a suonare in eventi completamente disorganizzati o gestiti in modo disinteressato e superficiale.
Magari siamo stati sfortunati noi… ma non credo da quello che sento in giro.

Tornando a parlare di musica in studio, per quando è prevista l’uscita del nuovo album?
Da metà ottobre in poi. Ci siamo quasi ormai. Possiamo dire di aver ultimato il 70% delle registrazioni. Le abbiamo fatte tutte nel nostro studio, come buona parte delle registrazioni della prima parte di “La Speranza è Una Trappola”.
[PAGEBREAK] Per la prima parte avevate scelto di pubblicare in rete una canzone ogni dieci giorni. Nell’ultima intervista ci avevate detto che, così facendo, volevate dare risalto ad ogni singolo pezzo. Questa forma di lancio ha funzionato? Siete rimasti soddisfatti dai riscontri avuti in rete e dal numero dei download?
Ha funzionato si e no. Siamo soddisfatti perché le canzoni hanno ottenuto un alto numero di visualizzazioni e di download. Però i commenti positivi e negativi, le critiche e le discussioni in rete ci hanno caricato di tensione ad ogni pubblicazione.
Inoltre gestire le varie uscite su diversi canali in rete ha richiesto un bel po’ di lavoro di organizzazione a tutto il nostro staff.
Quindi posso dire che l’esperimento ha funzionato però non so se lo ripeteremo con la seconda parte di “La Speranza è Una Trappola”.

Pochi altri hanno seguito il vostro esempio. Tra gli artisti italiani fa ancora fatica a diffondersi questo approccio alla rete…
Si, è vero, però penso che anche il pubblico non apprezzi molto. Penso che molti ragazzi non se ne siano neanche accorti della pubblicazione delle canzoni in rete.
Ormai l’idea di “download” è nel dna del ragazzino dai dodici anni in su. I più giovani non hanno vissuto gli anni in cui si andava in un negozio a comprare i dischi quindi pubblicare una canzone in rete, per loro, non è una novità; è la normalità.
Bisognerà inventarsi qualcos’altro… (ride, ndr).

Il cambio di line up e soprattutto l’uscita di Emi dalla band, ha scatenato numerose discussioni in rete. Tralasciando i soliti giudizi ad ogni cambio di formazione di qualsiasi band, per voi questi cambiamenti sono stati una rinascita o un’evoluzione?
Per noi è stato un nuovo inizio. Per come eravamo sarebbe stata la fine. Non riuscivamo più a far funzionare le cose.
Quindi questi cambiamenti sono stati necessari per chiudere un capitolo e ripartire con tutta l’esperienza e la carica che abbiamo raccolto in questi anni.
Certo le critiche ci sono state anche perché il pubblico tende sempre a dare più risalto ai cantanti, ad identificarli come simbolo della band. Ma per noi non è mai stato così, come penso che sia per la maggioranza delle band.

Prima di lasciarti andare a consumare un pasto frugale pre-concerto, avresti da consigliarci qualche artista che stai ascoltando in questo momento?
Ultimamente mi sono piaciuti molto i Titor, una band hardcore di Torino con cui abbiamo anche collaborato. Mi ha colpito molto la loro musica e quindi ve li consiglio.

Grazie per l’intervista e buon concerto. Ci rivedremo all’uscita dell’album.

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