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Linea 77: La maturità

Dopo la chiaccherata con Dade e Nitto di qualche mese fa, abbiamo re-incontrato i Linea 77 per le ultime news che stanno proponendo, tra il proseguio estivo dell’Horror Vacui tour e il nuovo video della canzone “La Nuova Musica Italiana”, in uscita a Settembre.
Dopo circa 15 anni di carriera, i 5 celebri di Venaria Reale (Torino), ovvero Emiliano Audisio (voce), Christian Montanarella (batteria), Davide Pavanello (basso), Paolo Pavanello (chitarra), Nicola Sangermano (seconda voce), meglio conosciuti come Emo, Tozzo, Dade, Chinaski e Nitto, hanno coronato la propria carriera con “Horror Vacui”, album uscito ad inizio 2008 e forte della collaborazione della band con un pezzo grosso della discografia mondiale quale Toby Wright, già produttore di Korn, Kiss e Metallica, tra gli altri.
Abbiamo incontrato Tozzo, il batterista dei Linea 77, prima del concerto Brescia nell’ambito del Radio Onda D’Urto Festival, per una breve chiaccherata sul presente della band.

“Horror Vacui” sembra proprio essere il disco della maturità artistica dei Linea 77…
È vero. In effetti siamo notevolmente maturati rispetto agli album precedenti, in particolare al penultimo, e questo è stato accentuato sia dalla scrittura dei testi, sia dalla produzione in studio agli Skip Saylor Studios di Los Angeles. Avevamo l’esigenza di dimostrare realmente ciò che siamo, cosa che per qualche tempo è stata un po’ sedata, e siamo così riusciti a estrapolare oltre il 100% di noi stessi. Siamo molto soddisfatti, perché è effettivamente l’album della maturità, o meglio sarebbe più giusto definirlo un nuovo inizio, e speriamo di procedere sempre così!

Come è nata la decisione di inserire la seconda chitarra nelle registrazioni delle canzoni dell’album?
Dade, il bassista, ha voluto sbizzarrirsi anche alla chitarra, così abbiamo provato a registrarlo in affiancamento a Chinaski. Ed ha funzionato benissimo! È molto interessante sentire su disco come uno stesso brano sia interpretato da due chitarristi diversi che ne danno una duplice versione, e questo ha arricchito notevolmente la potenza delle canzoni. Durante i live chiaramente Dade suona il suo basso e c’è una base elettronica sostitutiva, che però non ne altera troppo l’effetto.

Che cosa ha donato all’intero album, l’apporto tecnico ed umano di un grande produttore come Toby Wright?
Toby Wright ci ha aiutati a tirare fuori il meglio di noi. È un maestro della musica e non solo. È stato molto abile a capire ed interpretare le dinamiche interne alla nostra band, in modo tale da non interferire, al contrario è stato fondamentale nell’armonia tra noi. Inoltre ci ha aiutati a sviluppare la nostra indipendenza personale, spingendoci ad evidenziarla sul disco, equilibrando le eventuali tensioni che si potevano creare in un momento intenso come quello della registrazione di un album. Il risultato è che in ogni brano si può individuare la personalità musicale ed artistica di ciascuno di noi, attraverso proprio il nostro modo di suonare/cantare.

Voi siete da sempre conosciuti anche per le numerose collaborazioni che avete intrapreso con artisti a volte persino molto differenti da voi, penso a Roy Paci o ai Subsonica. Cosa che è rara, specialmente in Italia.
Esatto, la cosa assurda è che a volte per noi questo è un problema, nel senso che abbiamo più volte, in un certo senso, dovuto giustificarci di fronte a qualche critica da parte di chi magari poteva vedere tali collaborazioni solo commercialmente parlando, senza pensare invece all’idea alla base, ovvero la contaminazione, la voglia di scoprire e confrontarsi con ideologie e materie musicali differenti dalla nostra. Noi semplicemente non ci vogliamo mettere dei paletti, e nel momento in cui scopriamo realtà diverse ma molto interessanti, cerchiamo di farle nostre. In realtà siamo spinti dall’istinto e dall’entusiasmo artistico. E così è stato anche nel caso di Tiziano Ferro. Le critiche arrivano sempre nel momento in cui ti butti, e devi essere anche pronto a questo. Diciamo che a noi toccano ben poco finché non si parla di critiche costruttive e ragionate

A Giugno avete avuto l’onore di aprire il concerto dei Rage Against The Machine a Modena. Che esperienza è stata?
Per noi è stato uno dei punti maggiori del nostro percorso. Siamo nati ascoltando i Rage Against The Machine, ci siamo formati poco dopo aver visto un loro concerto nel ’95. La loro musica è stata il primissimo stimolo per la nostra nascita ed evoluzione. Riuscire ad aprire il loro concerto è stato immenso, inimmaginabile. Credo sia stata una sorta di chiusura artistica, nel senso che è come se avessimo chiuso un circolo iniziato e continuato dal sogno e dalla spinta di loro come bend, un sogno coronato oggi dopo anni. Adesso ce ne saranno altri!

In “Horror Vacui” c’è un brano molto interessante, che suona un po’ come provocazione un po’ come manifesto artistico. Mi riferisco a “La Nuova Musica Italiana”. Qual è il significato di esso e il vostro pensiero dulla scena musicale italiana di oggi?
Per quanto riguarda la canzone in particolare ti anticipo che stiamo ultimando il video, che uscirà a Settembre. In esso si vedrà realmente quello che è il nostro messaggio in affiancamento alla canzone stessa. Ci saranno tutti gli artisti che noi riteniamo essere la nuova musica italiana, circa un centinaio di persone che interagiscono con noi, con cui ci scambiamo. È un modo per dare voce e visibilità alle tante persone che lavorano nella musica, e che magari in televisione non si vedono e quindi hanno meno popolarità. È una specie di nostro impegno per fare capire a tutti che le ottime realtà musicali esistono, basta solo cercarle, senza aspettare che piovano addosso. Credo che la musica in Italia funzioni. Il problema è il contesto in cui essa è fatta crescere. Ci sono leggi futili, anzi dannose, in merito per esempio ai volumi durante i concerti che non fanno altro che deteriorare le performance artistiche dei musicisti, a scapito quindi della resa qualitativa finale. E il tutto per niente fondamentalmente, perché di dannoso nella musica non c’è proprio nulla. A volte quindi i concerti diventano purtroppo un insieme di problemi tecnico-logistici che rovinano l’atmosfera.

Dopo la serie di album l’uno più sperimentale ed innovativo dell’altro, riusciti persino nelle più azzardate collaborazioni, “Horror Vacui” è certamente la consacrazione matura ed evoluta dei Linea 77, le cui canzoni, storiche o nuove che siano, sono come frecce pensanti e penetranti le orecchie e la mente.

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