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Linea 77: Liberi di essere

Siamo all’Orion di Roma dove tra poco si esibiranno i Linea 77 per la prima data del tour di presentazione del nuovo EP, “La Speranza È Una Trappola”. Nonostante la serata sia freddissima, mentre è ancora in corso il soundcheck, Nitto esce fuori a raccontarci il ritorno dei Linea 77 senza Emi.

Sono passati tre anni da “10”, il vostro ultimo disco e tante cose sono successe,anche nella formazione della band…
Si, ci son stati un po’ di tumulti interni. Diciamo che si stavano prendendo un po’ strade diverse, soprattutto tra noi quattro ed Emiliano, il vecchio cantante. Non c’è stato modo di risolvere la cosa e abbiamo deciso di stravolgere un po’ tutto: è entrato un altro chitarrista, come bassista c’è Maggio, che già era stato con noi alla fine del tour perché Dade aveva preso la chitarra in mano e Dade è passato al microfono.

Come hanno accolto i fan l’addio di Emi? Tipo commenti sui social..
È sempre un’arma a doppio taglio l’uso dei social network perché è facile sputare qualsiasi sentenza. La cosa strana è che si è vicini e lontani dalla realtà allo stesso tempo: è vero che ci si può raggiungere con un messaggio di chat in tempo zero però è anche vero che le vere situazioni interne di una band sono dinamiche sconosciute ai più. Alcuni hanno reagito bene, altri hanno sputato sentenze senza sapere cos’è veramente successo all’interno della band. Adesso come adesso è inutile discutere o far alzare polvere. Emiliano è un Linea da 20 anni e quindi è meglio che certe cose restino all’interno della band.

Magari più in là potrebbe esserci un ritorno…
Adesso non credo ma è presto per dirlo… ho imparato che nella vita non bisogna mai dire mai a priori.

Parliamo adesso del vostro EP. Iniziamo dal titolo, “La Speranza È Una Trappola”, una delle frasi più celebri di Mario Monicelli!
Si, quell’intervista che aveva fatto a Servizio Pubblico è stata una roba che non mi aspettavo! Mi ha piacevolmente sorpreso sentire un personaggio, che ha vissuto la guerra e che all’epoca aveva 80 e fischia anni, dire certe cose. Tutte le tracce hanno un riferimento a questa frase. Noi tendiamo a dire “La speranza è una trappola” proprio per stimolare l’azione, l’azione deve essere la risposta, la speranza è qualcosa di passivo, tu non fai niente e speri. Quello che intendeva Monicelli, secondo me, è proprio il coraggio di reagire, il coraggio di fare e di mettersi in gioco qualsiasi cosa accada.

Mi incuriosisce anche la scelta di pubblicare un Ep, se non sbaglio il primo della vostra carriera.
Questa scelta dipende proprio dalla situazione un po’ tumultuosa all’interno dei Linea 77. Avevamo fino a giugno più o meno un 12-13 pezzi pronti per il disco, poi è successo quello che è successo e abbiamo preso tutto e l’abbiamo rifatto daccapo. Inoltre ci siamo resi conto che il disco ha perso di importanza. Alla fine l’attenzione della gente è focalizzata sempre su quei due – tre pezzi che sono i singoli, noi volevamo andare contro questa consuetudine, dire “noi mettiamo tutto l’impegno sia sul singolo che sugli altri pezzi“, che non sono pezzi riempitivi per un disco, ma sono pezzi reali in cui abbiamo messo la stessa passione che abbiamo messo per il singolo. Per questa ragione abbiamo deciso di andare un po’ contro la discografia rock normale e fare una cosa un po’ fuori dalle regole così abbiamo messo un pezzo ogni 10 giorni in rete cercando di focalizzare per quei dieci giorni l’attenzione su quel pezzo, non su un disco intero che poi magari viene visto solo il videoclip del singolo. I pezzi sono sei e li ascolti tutti e sei per dieci giorni.

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“La Caduta” l’avete tenuto per ultimo…

“La Caduta” l’abbiamo pubblicato pochi giorni fa ed è l’unico feat che c’è in questo EP. Con noi ci sono gli LNRipley, un gruppo elettronico drum&bass di Torino con ci vediamo spesso, erano già anni che volevamo farlo!

Tra l’altro questa è la prima parte poi dovrebbe uscire “La Speranza È Una Trappola- Parte2″
Questo è riconducibile sempre al discorso di prima sulla volontà di non far uscire un disco intero. Negli anni ci siamo costruiti un piccolo studiolo e quindi abbiamo la possibilità di registrare, masterizzare e buttare fuori il giorno dopo il pezzo così siamo molto più liberi. Prima, invece, dovevi aspettare i classici tempi delle discografiche che richiedevano tre mesi per preparare la promozione, due mesi per uscire, magari tu avevi finito il disco già da un anno e dovevi aspettare ancora:il disco usciva quando per te i pezzi erano già vecchi! Adesso siamo liberi di fare quello che vogliamo quando vogliamo. Quindi la parte 2 uscirà per settembre, almeno credo e spero.

Tra l’altro nella titletrack c’è anche un riferimento ai CCCP Fedeli alla Linea, voglia di omaggiare le origini in un momento di crisi? Voi eravate partiti facendo loro cover…
Non eravamo una cover band ma diciamo che nei nostri primi concerti davanti a quattro ubriaconi facevamo anche pezzi dei CCCP, “Emilia Paranoica” piuttosto che molti altri. Credo sia anche sentimentalmente un ritorno alle origini perché volevamo proprio tornare allo spirito di parecchio tempo fa.

“Avevate Ragione Voi” parla dei fatti di Genova 2001 ed è ispirato a un libro di poesie, cosa vi ha portato a dedicare un pezzo a quanto successo nel 2001?
Si. È ispirato a un libro di poesie di Domenico Mungo, anche lui nostro amico di vecchia data. È veramente un testo nato i due ore prendendo spunto dal suo libro che è “Avevate Ragione Voi”. L’argomento l’avevamo sempre trattato con piccole frasi in parecchi testi della nostra discografia, questo volevamo proprio incentrarlo su quello che successe perché comunque è stato un episodio che nel bene o nel male ci ha segnato parecchio. Personalmente per me ha segnato proprio il passaggio tra l’essere un bambino, un teen e il diventare un uomo, perché comunque sono successe cose che non ti aspettavi e che non avresti mai immaginato, che ti segnano parecchio.

“La Musica È Finita”. Ho letto che lo considerate il pezzo più cazzeggione dell’ep, ma mi ha colpito la strofa “Nessuno inventa niente e tutto si ricicla”, tra i vari talent show la musica è davvero finita?
Se parli dei talent è davvero finta! Odio il fatto che l’unica discografia che si venda in Italia sia quella che viene fuori da “Amici” piuttosto che da “X Factor, lo trovo triste anche perché in Italia ci sono un sacco di gruppi rock che fanno bella musica che si dovrebbe ascoltare nei network più seguiti e che invece non ha il giusto supporto. “La Musica È Finita” è proprio la nostra risposta agli hater più hater della rete, volevamo proprio fare un pezzo scritto da un hater.

E Sanremo?
Io non vedo Sanremo da parecchi anni, non so gli altri, anche lì che tristezza.. un gruppo deve aspettare la chiamata di Sanremo per diventare mainstream e a me questa politica che si perpetua da 200 anni non piace.

Però su quel palco ci sono saliti anche gruppi come i Marlene, i Marta sui Tubi, gli Afterhours..
Può essere un’apertura a certe sonorità, ma è proprio una cosa che non mi tange.

Il vostro cd è uscito solo in formato digitale per il momento, e avete usato la rete per diffondere ben 5 brani del vostro EP, da quando internet era colpevolizzata di ogni male oggi stanno nascendo in Italia i primi siti di crowdfunding come MusicRaiser, che ne pensate?

Anche qui ci sono due aspetti uno è positivo e l’atro negativo. È un bene che si trovino questi metodi per bypassare le discografiche perché alla fine funziona come una società per azioni, come ad esempio il Barcellona: tutti i tifosi comprano le azioni del Barcellona e sostengono la squadra. È anche un bene che tenda a far diventare più attiva e meno passiva la gente che ascolta musica, dall’altra parte è un po’ triste che ci siano le discografiche classiche che non si assumono i rischi di investire su nuovi prodotti, nuova musica senza passare dai talent show. È una formula che è troppo facile e allo stesso tempo è anche un po’ distorta perché ci sono delle bellissime voci che partecipano a questi talent ma, dal punto di vista di uno della vecchia scuola come me, è difficile pensare a un cantante che non abbia fatto un sacco di gavetta. La gavetta è proprio necessaria da un punto di vista personale, quando suoni nei centri sociali piuttosto che nei piccoli locali davanti a tre ubriaconi, è qualcosa che ti segna, che ti permette di migliorare, col talent, invece parti subito dalla serie A. Può essere positivo, chissà se poi reggi le pressioni e i ritmi che hai a quel livello.

Cosa si deve aspettare da questo tour chi viene a vedervi?
Si devono aspettare i Linea 77, col vecchio spirito battagliero che hanno avuto da sempre e che forse ultimamente stavano perdendo un po’. Oggi invece ritorna. Mi sento quasi un quindicenne oggi, primo concerto del tour sono nervosissimo. Non mi ricordo niente… come sempre prima di salire sul palco non mi ricordo mai un testo poi neanche dopo, però lo canto (ride, ndr)

Tra l’altro ora hai una nuova spalla…

Abbiamo già fatto un paio di secret show con questa formazione, non cambia tantissimo, Dade è un ottimo socio con cui condividere il microfono, abbiamo già un’ottima intesa.

C’è qualcosa altro che vuoi dire?
Ciao mamma! (ride, ndr)

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