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L’Invasione Degli Omini Verdi: L’invasione che fa bene

Negli ultimi mesi dello scorso anno L’Invasione Degli Omini Verdi ha pubblicato “Il Banco Piange”, il suo ultimo album fino ad ora.
Eccoci ormai nel 2014 a chiacchierare con la band per saperne di più sulla genesi e sul feedback riscontrato dall’uscita del disco.

Iniziamo con una domanda semplice. Quanto avete impiegato a registrare l’album?
In tutto quindici giorni tra registrazione/mix/mastering

Siete andati con le canzoni già pronte o le avete sviluppate in studio?
Abbiamo fatto diverse preproduzioni nei mesi precedenti, solitamente ne facciamo almeno tre prima di definire i pezzi per il disco e prepararli.

Rispetto al precedente lavoro “Nel Nome Di Chi?” avete cambiato qualcosa nell’approccio in fase di composizione e registrazione?

Sostanzialmente in fase di composizione no, la prassi è sempre quella. Per la registrazione abbiamo registrato nei nuovo studi Indiebox @ Indiebox Music hall con apparecchiature analogiche. L’impostazione degli studi è molto americana e credo nel disco si senta parecchio!

Vi siete posti qualche particolare obiettivo da raggiungere con quest’album?

Assolutamente no, per noi l’importante è fare musica, poi quello che arriva o quello che meritiamo di raggiungere lo decide la gente!

Che riscontro hanno ottenuto dal vivo i nuovi pezzi?

Direi ottimo, stanno piacendo moltissimo e già tutti li conoscono!

Nel vostro sound sento sia elementi di hardcore melodico che anche una buona dose di hardcore italiano old school. Ho azzeccato? Quali sono le vostre influenze?

Non saprei dirti, in realtà non ascoltiamo HC old school. Abbiamo però tante influenze diverse che spaziano dal punk all’hc al rock che probabilmente, mischiate secondo la nostra formula danno questo risultato.

In alcuni brani attingete a influenze stoner. Come vi siete spinti verso questo genere? Pensate che abbia degli elementi in comune con l’hardcore?

Lo stoner che è venuto fuori non è stato voluto, anche se è un genere che amiamo. In questo caso abbiamo solo composto dei pezzi con tonalità molto basse e pestati il più possibile. Non siamo una band che cerca un genere, ci son sempre venute canzoni influenzate un po’ da tutti gli ascolti.

Anche in questo lavoro molti testi esprimono una forte critica sociale. Che ruolo credete possa avere la musica nel lottare contro le ingiustizie della realtà in cui viviamo?
Sicuramente un ruolo molto importante. La musica deve veicolare un messaggio, deve mettere in note il pensiero dell’uomo e far si che il messaggio possa arrivare diretto e chiaro. Noi almeno crediamo in questo e ci viene naturale comunicare con chi decide di ascoltarci.

Ci sono anche brani più personali, come “Ancora Qui”. Vi basate su esperienze personali per scrivere questo tipo di canzoni ? O il discorso è più generale?

In realtà non sapri dirti, credo che sia un mix delle due cose. Le nostre esperienze a volte più a volte meno diventano parte delle canzoni. Ancora qui credo sia un pezzo che riflette il pensiero di tutti noi e di molti in questo periodo. Parla generalmente di tutti e dello stato d’animo che ogni uomo o donna prova almeno una volta nella vita!

In “Solo Follia” avete ospitato Micky dei No Relax. Come è nata questa collaborazione? Che rapporti avete con le altre band della scena punk italiana ed europea?
Micky è una carissima amica e quando abbiamo scritto una canzone che trattasse il tema degli abusi sulle donne, sapendo che anche i Norelax avevano scritto una canzone che trattava lo stesso argomento l’abbiamo chiamata come ospite. Abbiamo generalmente buoni rapporti con tutti, siamo molto festaioli quindi se si suona assieme difficilmente non si finisce a sbonzarsi e far casino assieme!

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