Home > Recensioni > Little Crushes

Il nostro viaggio nella sezione Generator + 18 di questa 44esima edizione del Giffoni Film Festival volge al temine con “Little Crushes“, esordio nel lungometraggio dei giovani filmmaker Aleksandra Gowin e Irenesu Grzyb, che ci portano dritti in Polonia. Ed era giusto concludere questa meravigliosa rassegna con il più importante e complesso dei temi: l’amore.

Kasia ed Asia sono due ragazze ventenni che condividono tutto: un appartamento, una macchina e una professione. Si occupano di sgomberare e ripulire le case di persone che hanno traslocato o che sono decedute e di venderne oggetti, che loro accumulano e che rappresentano un bagaglio di ricordi troppo doloroso per i precedenti possessori, ai mercatini delle pulci.

Pitor, invece, ha da poco lasciato sua moglie e il suo impiego; al momento ha preso una stanza in affitto e lavora in un magazzino ( in cui mette “scatole più piccole in scatole più grosse” ).

I tre s’incontrano ed inizialmente riescono ad instaurare un rapporto di perfetta armonia. Le cose si complicheranno quando Pitor e Kasia si troveranno a contendersi l’amore di Asia, che ha una personalità ambigua e stralunata, assolutamente senza filtri e con la fobia del contatto. L’armonia è destinata a rompersi.

L’amore è qualcosa di egoistico, irrazionale e quindi assolutamente inspiegabile, destinato a frantumare in mille pezzi (“Little Crushes”, appunto) qualsiasi tipo di equilibrio. È questo che tenta di comunicarci il film, oggetto anomalo che attraverso la frantumazione del linguaggio restituisce l’illogicità della vita e dei sentimenti.

Non c’è una vera e propria linea narrativa, sona una serie di episodi, quasi di strisce fumettistiche, che mescolano lo stile del cinema indie americano al delicato surrealismo di periferia del maestro Aki Kaurismaki. I dialoghi sono a metà strada tra il naturalistico e il grottesco, con evidenti riferimenti al teatro dell’assurdo beckettiano.

Il tema della fratturazione è insistito nella composizione delle inquadrature, in cui ci sono sempre degli elementi che dividono i nostri tre protagonisti. C’è un senso di malinconia di fondo che pervade tutto il film, sottolineato dalle delicate nenie degli Enchanted Hunters (autori dell’intera colonna sonora) e dal tema del ricordo, di questo bagaglio doloroso da volersi lasciare alle spalle, ed in un paese come la Polonia, sappiamo a cosa ciò possa fare riferimento…

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Contro

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