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Live acoustic tour

Il fatto che suoni Mark Lanegan è di per se un evento. Se poi si viene a scoprire che il concerto fa parte del suo “acoustic tour” allora il sold out è garantito.

Apre il concerto Duke Garwood, cantautore dalle discrete capacità compositive e liriche. Il pubblico apprezza timidamente, non si sbilancia. Con tutta probabilità nessuno lo sta ascoltando, ci si concentra più sul bancone del locale dove ettolitri di birra vengono serviti ad un assetatissimo pubblico. Tutti aspettano la star, e perciò l’esibizione di Garwood lascia purtroppo il tempo che trova, nonostante l’inglese non si comporti poi tanto male con la sua chitarra.

Garwood smette di suonare e un silenzio di tomba piomba sul locale. Ma dura pochissimi istanti, venendo subito interrotto dal rumore dei passi delle persone che cercano di portarsi il più vicino possibile al palco. Dopo pochi minuti il Circolo è totalmente gremito, alcune persone sono costrette a rimanere fuori dalla sala nonostante abbiano il biglietto tanta è la gente che affolla il locale. Improvvisamente senza alcuna sorta di avvertimento, molto discretamente, entrano in scena Mark e il suo chitarrista. Non una parola col pubblico, non un saluto, non un grazie durante tutto il concerto. Resta concentrato sulla musica, con gli occhi chiusi e le mani saldamente attaccate al microfono per tutta la durata del concerto, sfoderando un live acustico come pochi se ne vedevano da tempo.
Oltre a ripercorrere tutta la sua carriera solista concede anche due brani dei suoi vecchi Screaming Trees, “Can’t Catch The Train” dei Soulsavers e “Julia Dream” dei Pink Floyd. Il pubblico è estasiato e nessuno osa urlare, nessuno osa fiatare, nessuno osa cantare. Tutto è in mano a Lanegan.

Finisce il concerto. Il pubblico non ne ha abbastanza. Mark torna assieme al suo chitarrista e a Garwood, e insieme decidono di soddisfare il pubblico fino in fondo, dando spazio a “Bombed”, una delle sue canzoni più amate, “Wild Flowers”, ripescata direttamente dal primo CD, ed “Hangin’ Tree”, canzone che si trova in “Songs For The Deaf” dei Queens Of The Stone Age, capolavoro dello stoner rock.

Non c’è niente da fare, quando a suonare sono queste vere icone del rock ci si ritrova sempre con qualcosa dentro che non si riesce a spiegare.

When Your Number Isn’t Up
One Way Street
No Easy Action
Miracle
Shiloh Town
Like Little Willie John
Don’t Forget Me
Where The Twain Shall Meet
Message to Mine
Can’t Catch the Train
Mirrored
Resurrection Song
Julia Dream
The River Rise
One Hundred Days
On Jesus’ Program

Encore

Misirlou
Traveler
Bombed
Wild Flowers
Hangin’ Tree

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