Home > Zoom > Da Lo Cunto de li Cunti a Il Racconto dei Racconti – Tale of Tales

Da Lo Cunto de li Cunti a Il Racconto dei Racconti – Tale of Tales

Giovedì 14 maggio “Il Racconto dei Racconti – Tale of Tales” di Matteo Garrone viene presentato in concorso al Festival di Cannes 2015 e esce contemporaneamente nelle sale italiane (qui la nostra recensione).

Il film, scritto dallo stesso Garrone con Edoardo Albinati, Ugo Chiti e Massimo Gaudioso, è liberamente ispirato a tre storie contenute in “Lo Cunto de li Cunti, overo lo trattenemiento de’ peccerille“, la raccolta di fiabe curata da Giambattista Basile nei primi decenni del ‘600 e pubblicata postuma a Napoli tra il 1634 e il 1636.

Le tre fiabe scelte dagli sceneggiatori, un po’ per caso e un po’ per affinità tematica (come ci ha spiegato Garrone), sono “La cerva fatata” (nel film è l’episodio “La Regina” con Salma Hayek), “La pulce” (il segmento del re Toby Jones e la principessa Bebe Cave) e “La vecchia scorticata” (“Le due vecchie” nel film, con Vincent Cassel, Shirley Henderson e Stacy Martin): «tre racconti al femminile che attraversano — così li descrive il regista — le diverse età della vita».

Lo Cunto de li Cunti” è composto da cinquanta storie in napoletano (quarantanove novelle più una cornice articolate in cinque giornate, sul modello del Decamerone — non a caso il “Cunto” è detto anche Pentamerone) e nasce dalla tradizione orale cortigiana: narrazioni pensate per intrattenere ed essere accompagnate da balli e canti. Lo stile di Basile è barocco, ricco di metafore e figure articolate.

Dal testo di Basile hanno attinto, più tardi, Charles Perrault, i fratelli Grimm e Hans Christian Andersen, e non sono pochi i Cunti nei quali riconosciamo fiabe popolarissime, da “La gatta Cenerentola” (che presto diventerà un film d’animazione per la regia di Alessandro Rak, già autore di “L’arte della felicità”) a “Sole, Luna e Talia” (ovvero La Bella Addormentata) e “Cagliuso” (Il Gatto con gli Stivali).

«Giambattista Basile — scriveva Italo Calvino nella sua Introduzione alle fiabe italiane — sceglie per le sue acrobazie di stilista barocco-dialettale i “cunti”, le fiabe “de’ peccerille” e ci dà un libro […] che è come il sogno di un deforme Shakespeare partenopeo, ossessionato da un fascino dell’orrido per cui non ci sono orchi né streghe che bastino, da un gusto dell’immagine lambiccata e grottesca in cui il sublime si mischia col volgare e il sozzo».

Malgrado “Il Racconto dei Racconti” sia recitato, per questioni di opportunità produttiva, in un inglese letterario, la materia di partenza viene pienamente rispettata proprio nella resa del fantastico: creature orrende ma concrete e perciò più inquietanti, una violenza inflitta (o autoinflitta) con naturalezza e perciò più spaventosa, passioni tempestose messe in scena senza pesantezze psicologiche e perciò più reali.

«Sarebbe molto bello che il film incuriosisse la gente e la spingesse a leggersi il libro», si augura Matteo Garrone. Se non altro, il suo “Tale of Tales” ci ricorda che l’Italia ha una ricca tradizione fiabesca, location straordinarie (qui vediamo Castel del Monte, il Castello di Roccascalegna in Abruzzo, il Castello di Donnafugata in Sicilia…) e un’abilità artigianale invidiabile per i costumi (di Massimo Cantini Parrini), le scenografie (Dimitri Capuani) e gli effetti speciali (applausi a Leonardo Cruciano).

“Il racconto dei Racconti” è un fantasy atipico, certamente d’autore, e forse non per tutti. Ma va visto assolutamente, e sul grande schermo, perché la regia di Garrone ci apre visioni nuove e sorprendenti all’interno di un genere antico, codificato e ampiamente esplorato dalla letterature e dal cinema (e dalla tv, lo stesso regista cita “Game of Thrones”).

Era na vota no cierto re de Longa Pergola, lo quale, avenno gran desederio de avere figlie, faceva pregare sempre li dei che facessero ’ntorzare la panza a la mogliere…
— “La cerva fatata

Essenno na vota lo Re d’ Automonte mozzecato da no polece, pigliatolo co na bella destrezza, lo vedde cossì bello, e cchiantuto, che le parze coscienzia de sentenziarelo ‘ncoppa lo talamo de ll’ ogna , e perzò missolo dinto na carrafa, e nnotrennolo ogne ghiuorno co lo sango de lo proprio vraccio, fu de ccosì bona crescenza, che ‘ncapo de sette mise bisognanno cagnarele luoco , deventaje cchiù gruosso de no crastato…
— “La pulce

S’erano raccorete drinto a no giardino, dove avea l’affacciata lo re de Roccaforte, doi vecchiarelle, ch’erano lo reassunto de le desgrazie, lo protacuollo de li scurce, lo libro maggiore de la bruttezza…
— “La vecchia scorticata

Scroll To Top