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  • Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni

    Diretto da Lasse Hallström

    Data di uscita: 31-10-2018

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È imponente la produzione messa in piedi dalla Disney per “Lo Schiacchianoci e i Quattro Regni“, il film ispirato al racconto “Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi” di E.T.A. Hoffmann e naturalmente al celebre balletto di Čajkovskij, andato in scena per la prima volta nel 1982.

La giovane Clara (Mackenzie Foy, la ricordate in “Interstellar”?) è addolorata dalla morte della madre; da lei ha ricevuto in dono un misterioso uovo metallico, che sembra impossibile da aprire. Cercando la chiave giusta, e con l’aiuto del suo magico padrino Drosselmeyer (Morgan Freeman), Clara finisce in un mondo incantato diviso in Quattro Regni, tra i quali però la pace si è interrotta…

Il comparto tecnico-visivo è ciò che fa letteralmente il film, tant’è che la regia a quattro mani affianca Joe Johnston, premio Oscar per gli effetti speciali di “I predatori dell’arca perduta”, al poco incisivo Lasse Hallström (“Chocolat”, Le regole della casa del sidro”). I costumi di Jenny Beavan (Oscar per “Camera con vista” e “Mad Max: Fury Road”), le scenografie di Guy Hendrix Dyas (“Inception”), e il trucco e le acconciature curati da Jenny Shircore (“Elizabeth”, il nuovo “La Bella e la Bestia”) sono invece profondamente incisivi ed espressivi, capaci di raccontare il mondo magico del film molto più di quanto facciano inquadrature e battute. Dietro i metri di organza, i cristalli Swaroski e le parrucche, ci sono lunghe e accurate ricerche iconografiche: tra le numerose fonti di ispirazione, gli artisti coinvolti citano cartoline illustrate di epoca vittoriana, dipinti famosi (Edgar Degas, Thomas Gainsborough) e, nel caso della Fata Confetto interpretata da Keira Knightley, zucchero filato e sugar plums.

Anche l’inevitabile parentesi dedicata al balletto di Čajkovskij, che porta sullo schermo i ballerini Misty Copeland e Sergei Polunin su coregrafie di Liam Scarlett, è efficace e ricca di invenzioni visive di notevole impatto, anche se forse troppo slegata dal resto: un’impostazione narrativa più audace avrebbe potuto integrare i passi di danza ai segmenti di normale dialogo e azione in modo più fluido, rendendo più interessante — almeno agli occhi di un adulto, i bambini probabilmente non protesteranno — l’avventura di Clara.

La sceneggiatura di Ashleigh Powell, però, almeno una buona intuizione ce l’ha: il personaggio della madre di Clara, nella sua assenza fisica e presenza creativa, è una figura poetica ed evocativa, in particolare riguardo al suo rapporto, che ci viene svelato poco a poco, con Fata Confetto.

Un buon film per bambini, questo nuovo “Schiaccianoci”, e un racconto di Natale vigorosamente disneyano, anche se nell’accezione più confettosa del termine. Ci accontentiamo.

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