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Lo splitter fuorilegge

Una recente Cassazione ha stabilito che costituisce reato vendere o pubblicizzare gli apparecchi (cosiddetti splitter) che decodificano i segnali satellitari protetti. In altre parole, gli splitter (attraverso la replica delle credenziali contenute nelle smart card) consentono la visione di trasmissioni Sky anche attraverso decoder privi di scheda abilitata.

La decisione capovolge la precedente pronuncia della Corte d’Appello di Trento, che invece, con una sentenza di assoluzione nei confronti degli imputati, aveva ritenuto che il fatto non costisse reato.
I giudici di secondo grado avevano escluso che lo splitter rappresentasse “un autonomo sistema di decrittazione” o un “espugnatore di segnali codificati“, o ancora “un duplicatore di schede originali“. Esso costituirebbe invece, sempre secondo l’orientamento dei suddetti magistrati, un elemento opzionale, non in grado di sostituire il sistema di decodifica originale, ma solo capace di accrescerne le prestazioni.

Più in particolare, la Corte d’Appello aveva ritenuto che l’obiettivo del gingillo tecnologico fosse quello di condividere, con un’unica smart card originale, più ricevitori in un ambito di tipo domestico, circoscritto all’abitazione del fruitore del servizio. Questi, dopo aver sottoscritto il contratto con Sky ed aver ricevuto libero accesso al bouquet di canali, tramite lo splitter potrebbe accedere ad essi, non già da un unico televisore, bensì da più apparecchi: da tutti quelli, cioè, che si trovano nel proprio appartamento.
L’uso distorto (e quindi il reato) si verificherebbe solo qualora venisse concessa a terzi la possibilità di accedere ai servizi Sky abusivamente, ossia senza pagare neppure il costo di quell’unica smart card attorno alla quale ruota il sistema.

Avverso queste conclusioni è stato proposto ricorso in Cassazione. Ed i giudici di legittimità hanno capovolto il precedente verdetto. Secondo quanto riferito dal perito incaricato dalla Suprema Corte di studiare il funzionamento dello splitter, l’apparecchio non determinerebbe la replica di un segnale televisivo, ovvero di un canale telematico, ma piuttosto clonerebbe le credenziali di accesso ai canali stessi. In parole povere, lo splitter ha il solo scopo di eludere la protezione che il gestore attua con la smart card, senza possibilità di destinarlo ad una funzione di tipo diverso.

Se la Corte d’Appello di Trento si era finanche spinta a sostenere che lo splitter avrebbe rappresentato un beneficio per la società di Murdock, la Cassazione è di avviso contrario: l’apparecchio consente, a fronte di un unico contratto con Sky, la visione dei canali protetti tramite più apparecchi televisivi.
Peraltro, nel 2006, Sky aveva lanciato l’offerta “MultiVision“, che consentiva, ad un prezzo agevolato, l’acquisto di due decoder con due smart card, per quanti desideravano sfruttare la piattaforma satellitare su più televisori. Come potrebbe allora Sky trarre vantaggio da un oggetto che permette gratuitamente quello che invece viene offerto a pagamento? La Cassazione ha infatti sottolineato il danno subito da Sky, che ha visto seriamente compromessa la riuscita degli abbonamenti di cui sopra.

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