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Lo Stato Sociale: Il fenomeno bolognese

È sabato 29 e il Forest Summer Fest impazza con la sua serata più piena di artisti e pubblico, complice anche il tempo più che clemente. In cartellone ci sono nientemeno che i Tre Allegri Ragazzi Morti, i Pan Del Diavolo, Lo Stato Sociale e Maria Antonietta. Riusciamo a rapire Lodovico Guenzi e Alberto Cazzola (in arte Lodo e Albi) al concerto dei Pan Del Diavolo per questa breve intervista.

Lo Stato Sociale come fenomeno: due EP e un LP all’attivo e un grande successo al limite della meteora. Come la vedete voi? Avete in ballo altri progetti? Come vi state sentendo in questo periodo?
Albi: Fenomeno è una parola giusta: Ronaldo, Schumacher, Lo Stato Sociale. È piuttosto azzeccata come cosa. Abbiamo in progetto di fare un altro disco e lo inizieremo a fare da settembre quando smetteremo di fare concerti.
Lodo: Siamo un fenomeno ed è bene rapportarsi come ci si rapporta ai fenomeni: tipo al bar, quando arriviamo, sarebbe carino che si dicesse “sono arrivati loro, no ma siete bravi!” con la gente che ci dà un calcio in culo, uno scappellotto… rapportarsi come ci si rapporta ai fenomeni da bar.

Questo successo è legato anche al successo che sta avendo l’etichetta con cui lavorate, la Garrincha Dischi, che a me personalmente sembra un’esperienza simile a quella della Tempesta. Come vi trovate con la Garrincha, come la vivete questa grande famiglia?
A: beh, come una famiglia, bene! Il rapporto con Matteo (Romagnoli, ndr) è ottimo, ci siamo conosciuti un paio di anni fa e dopo abbiamo iniziato a lavorare assieme, anche con un po’ di screzi e incomprensioni. Però poi piano piano ci siamo oliati e adesso va tutto alla grande.
L: sta andando bene. È presto per paragoni con la Tempesta, sia dal punto di vista della completezza della proposta e dei nomi, sia per il fatto che in realtà la modalità è diversa. Enrico (Molteni, bassista dei Tre Allegri Ragazzi Morti, ndr) è un amico, una persona a cui vogliamo bene, ma come dire, Tempesta meno spesso rispetto a Garrincha, che lo fa sempre, coltiva dal nulla talenti che nessuno conosce. È una strada un po’ diversa.

Il rapporto con le altre band della Garrincha? Molte per esempio hanno partecipato all’edizione “Deluxe” del vostro disco. Com’è nata l’idea di questa edizione particolare?
A: da Matteo, che ha avuto questa idea. Noi non avevamo cose per fare un disco nuovo, allora abbiamo fatto il disco vecchio suonato da altri, così noi non abbiamo dovuto fare niente ed è uscita una riedizione che ci permette di andare in giro quest’estate.

Edizione finanziata tra l’altro attraverso il crowdfunding.
A: Sì, attraverso MusicRaiser.
L: Il furto perfetto.
A: Sì sì, una rapina da manuale.

E tra i premi c’erano anche una cena ed un concerto segreto.
A: Sì, li abbiam fatti. Mancano ancora le partite di basket…
L: Ci sono state defezioni, è venuto brutto tempo ed hanno rinunciato.

Una piccola critica: non vi sembra che questo disco possa essere un’autocelebrazione con poco su cui basarsi?
A: Non mi sembra… Alla fine, come tutto quello che abbiamo fatto fino adesso è un gioco. Non è un voler tirarcela, dire che ora che abbiamo fatto un disco, adesso facciamo anche il disco di cover… Era semplicemente un modo, un’idea per arricchire l’offerta discografica che ha avuto il nostro discografico, ed è una cosa che poi noi ci siamo divertiti a fare.
L: Anche perché comunque le persone che si sono messe a fare queste cover son tutti gruppi che girano, spaccano il culo, fanno cose belle e hanno avuto piacere, anche per gesto d’amicizia… Il senso è più verso il fuori: un’ennesima cosa per raccontare di noi balotta di gente che va su e giù dai palchi e dalla penisola più che portare tutti a riconoscere quanto sia stato figo “Turisti” che, vabbeh, è poco interessante… se lo diciamo noi è ovviamente una cosa da sfigati.

Il vostro si inserisce poi nell’insieme di progetti collettivi della Garrincha come il “Cantanovanta”, il “Calendisco” e poi recentemente l’album “Com’è Profondo Il Levare”…
A: Sì, è lo stesso spirito che anima questi progetti, sempre cercando di coinvolgere un po’ di artisti sia già etichettati Garrincha sia amici che in ottica futura magari pubblicheranno un disco con Garrincha… Il concetto di “famiglia allargata”, che dà i suoi frutti… E poi è divertente farlo, ti conosci, lavori con un sacco di persone…
L: Noi siamo stati accalappiati così, con la compilation di Natale dove abbiamo pubblicato una improbabile canzone che si chiama “Un lavoro come un altro”, scritta da lui (Alberto, ndr), una canzone su un Babbo Natale alcolista che ha questo problema: lavora un giorno solo all’anno da una vita e tutto l’anno non fa un cazzo e non sa cosa fare e allora beve coca e rhum fortissimi. Siamo stati accalappiati così: “Venite, fate una canzone qua” e poi non ci ha più lasciati andare via.
[PAGEBREAK] Parliamo del vostro rapporto con Bologna: aperitivi a dieci euro e il referendum per la scuola pubblica. Cos’è per voi Bologna? Che rapporto avete con la città? Come avete vissuto questa battaglia per il referendum?
A: Domanda un po’ lunga… Facciamo così: l’aperitivo a dieci euro è parte della nostra storia nel senso che organizzavamo feste, e quando abbiamo tempo lo facciamo ancora, a Bologna, in vari posti. L’abbiamo sempre fatto e abbiamo sempre pensato che fare un’offerta che fosse per tutti, che fosse veramente inclusiva, fosse fondamentale, quindi rappresenta quello che ci stava sul cazzo da un punto di vista di offerta anche di mercato di quello che era Bologna. Invece sul referendum è un discorso un po’ più articolato… è una cosa particolare che sfocia nel generale, anche a livello nazionale. È stata una lotta in cui c’è stata tanta tanta merda da parte dell’amministrazione comunale e da tutta la fazione del B che mistificavano abbastanza la faccenda, e ci siamo ritrovati uniti in una lotta assieme ad altra gente, insieme a persone con cui condividere questa cosa qua.

Ad esempio i Wu Ming.
A: Ad esempio i Wu Ming, che abbiamo incontrato in questa occasione. Li avevamo già conosciuti per un concerto e comunque eravamo in collaborazione per questa cosa, e poi alla fine abbiamo vinto, anche se come sapevamo già da prima non ha significato praticamente niente…
L: Non ha significato niente però paradossalmente per loro, che chiedevano un consulto con un referendum e si sono spesi così proprio a braccia aperte per la B al limite della conservazione della dignità personale, questo risultato li mette un po’ più in un angolo, sicuramente. Poi da questo a dire cosa succede da qui a domani… Non succede niente, però un sindaco che ti chiede un parere, poi fa una campagna elettorale per il parere che ha lui e durante la campagna elettorale dice che farà quel cazzo che gli pare qualsiasi cosa succede perde tanta tanta credibilità.

Parliamo del vostro tour teatrale: com’è nata questa idea?
A: Un po’ com’è nata l’idea dell’edizione “Deluxe”… continuare a lavorare sulle cose che avevamo cercando di dargli una nuova veste, una nuova forma. Poi ci siamo messi in gioco perché è una cosa che Lodo sapeva fare però noialtri no, quindi abbiamo provato a vedere se riuscivamo a fare anche questa cosa. Poi è venuto fuori che ci siamo arricchiti come esperienza personale. Ha avuto un buon successo di pubblico… Di critica non so, perché non leggo, non frequento.
L: Anche di critica.
A: È stata una bella esperienza che probabilmente rifaremo.
L: È stato molto importante per noi, per tutti quanti, per chi l’ha presa come Albi, cioè “andiamo a fare una cosa che io non so fare” quindi questa volta ha l’occasione di andare a vedere quel mondo lì, per chi l’ha presa con più angoscia e poi ha scoperto alla seconda data che stavamo facendo una cosa fighissima, per chi anche tra di noi, magari arrivato un po’ dopo, era dentro la verità/fraintendimento del cazzeggio sempre per forza come figlio del cazzeggio e non d’altro. e anche dal punto di vista della consapevolezza tra di noi è stato un bel salto.

Ultima domanda: come vi state trovando in questo festival e come vi trovate tra noi brutti lumbard?
L: Al Carroponte l’altro giorno c’erano tremila persone: è stato una figata, bomba, bello. Era la seconda volta che ci andavamo. Qua al Pacì Paciana (centro sociale di Bergamo, ndr) ci siamo divertiti come cretini.
A: E adesso ci stiamo trovando bene con i ragazzi qui, superdisponibili. Ci hanno accolto col pranzo visto che siamo arrivati in anticipo…
L: Che poi si è tra amici, questa dinamica che alla fine sono persone che si conoscono ma che non si becca mai, come con i TARM, che arrivi a scriverti a quando passi di là vai a mangiare in quel posto che almeno ci si becca, anche se solo per un quarto d’ora, ma si sta bene.

Con quest’ultima domanda abbiamo tutti abbandonato il gazebo dove ci eravamo rifugiati per condurre quest’intervista per andare a goderci l’ultima parte del concerto dei Pan Del Diavolo, in attesa dell’esibizione de Lo Stato Sociale che avrebbe seguito di lì a poco.

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