Home > Interviste > Lo Stato Sociale: l’intervista al concerto del Primo Maggio 2015 a Roma

Lo Stato Sociale: l’intervista al concerto del Primo Maggio 2015 a Roma

Lo Stato Sociale ha partecipato al Concerto del Primo maggio 2015 a Roma. Abbiamo incontrato nel backstage Alberto Cazzola, che ci ha raccontato di questa esperienza, di Aspettando il Primo Maggio a Teramo e ovviamente del tema della giornata. Il lavoro.

Qual è l’Italia peggiore?

Bella domanda…l’Italia peggiore è quella che c’è dentro al disco, ma anche non dentro al disco. Abbiamo voluto giocare con i contrari, sulla distinzione giusto-sbagliato, sulla voglia di giudicare che hanno le persone. L’Italia peggiore è una citazione di Brunetta che noi portiamo con orgoglio: lo ha detto a noi, ‘Siete l’Italia peggiore’ e quindi ‘Se ce lo dici tu va bene, non c’è problema, detto da te diventa un complimento’. Noi abbiamo voluto giocare su quella contrapposizione lì, su quel contrasto. In realtà abbiamo voluto raccontare anche l’Italia migliore, quella che si incontra in giro per concerti, nelle occasioni di aggregazione e socialità e abbiamo voluto mettere insieme questi due concetti con un’accezione negativa, ma che si può anche ribaltare.

In “Questo È Un Grande Paese” avete collaborato con Piotta e Max Collini, com’è nata questa collaborazione?

Con Collini è stato abbastanza facile, perché ci conoscevamo già, avevamo già collaborato e suonato assieme. Siamo grandi fan degli Offlaga Disco Pax e quindi per noi è stato un grande onore collaborare con lui, lui si è divertito ed è stato facile. Con Piotta, invece, gli abbiamo scritto perché avevamo bisogno di un interprete nazional-popolare per rappresentare al meglio quel pezzo lì, che voleva essere caciarone e un po’ trash, anche. Abbiamo pensato a lui, lo abbiamo contattato e lui si è reso subito disponibile. Ha detto “L’importante è che la facciamo male”, e noi “Non ti preoccupare che la facciamo malissimo” ed è nata così. Ci siamo conosciuti, è un bel personaggio, siamo stati insieme a Roma quando abbiamo suonato all’Atlantico ed è una bella collaborazione.

 

Ieri siete stati ad Aspettando il Primo Maggio a Teramo: com’era lì la situazione rispetto ad oggi?

Lì la situazione era un po’ più piccola, ma è un bel festival. C’erano i Marlene Kuntz con i quali abbiamo avuto l’onore di condividere il palco, non era ancora mai successo e noi siamo loro grandi, ed è stato un grande onore. Abbiamo suonato tardi e faceva freddo, però è stato bello e divertente, c’era un bel clima dal punto di vista umano, non metereologico (era freddo).

Seguo la vostra pagina Facebook, con le fotografie che pubblicate e le cose che dite: ma chi le va a pescare certe cose?

Facciamo un po’ di ricerca, ma principalmente è Lodo, il cantante, che gestisce la pagina e passa le giornate davanti al computer. Le ricerche le facciamo un po’ tutti ma è lui che gestisce le pubblicazioni. È un modo divertente di usare Fb, un mezzo di promozione che noi utilizziamo soprattutto per far sapere alla gente dove siamo. Le foto con le scritte sui muri le condividiamo, sono divertenti: i muri sono molto più belli con le scritte sopra, che senza. Sono anche più divertenti: uno passa e si fa una risata. Condividerle nei social funziona perché è divertente, sono scritte divertenti: a volte sono errori, a volte sono battute.

Quanta importanza ha ancora il concerto del Primo Maggio?

Molta più di prima, ha molta importanza soprattutto adesso che i diritti dei lavoratori sono costantemente calpestati o addirittura dimenticati, al di là delle persone che sono senza lavoro. Lo sfruttamento è una cosa che va sempre ricordata per quello che è e celebrare una festa per ricordarlo è il modo più giusto per trasformare un problema, una tragedia come è quella della situazione lavorativa in Italia (ma in generale, possiamo allargarla anche a livello mondiale): trasformarla in una festa è un modo per dire che c’è ma che anche noi ci siamo per fare in modo che questa cosa si risolva, per andare oltre, per migliorare, per stare insieme. Soprattutto per stare insieme e superare i problemi uniti.

 

Parlando ancora del tema della giornata, il lavoro, ad oggi ancora quanto è possibile vivere di musica?

Dipende. Noi in particolare ci stiamo riuscendo facendo fatica e nell’ultimo periodo particolarmente, perché abbiamo avuto un po’ di successo che ci ha permesso di portare in giro lo spettacolo davanti a tante persone che ci vengono a vedere. Facendo tanti concerti è possibile. È possibile farlo solo se hai la fortuna di avere qualcosa da dire che sia condiviso da altre persone, perché se hai qualcosa da dire ma non riesci a condividerlo o a fare in modo che altre persone la pensino come te è difficile. Facendo solo musica, esulando dalle parole, è difficile perché bisogna essere veramente artisti: noi non siamo artisti, siamo più che altro dei parolai, degli scrittori. Grazie alla musica siamo riusciti a creare questa cosa qua, la musica è un mezzo e noi lo sfruttiamo. Riuscire a suonare delle cose belle, esteticamente valide, è veramente difficile in Italia e c’è veramente poca gente in grado di farlo: noi abbiamo la fortuna di avere delle cose da dire che sono condivisibili.

Che consiglio daresti a chi volesse iniziare una carriera nel mondo della musica?

Il consiglio che do sempre quando mi fanno questa domanda è non concentrarsi solo sull’aspetto musicale: guardarsi molto attorno, leggere, informarsi e guardare fuori da sé stessi per prendere ispirazione da tutto e poi sì, diventare un bravo musicista ma non concentrarsi solo su quello altrimenti ci si chiude e non si ha la possibilità di condividere le cose con altre persone.

Cosa pensi dei Talent? Li guardi?

Non guardo in generale la tv, non ce l’ho. Ho internet, non mi serve la televisione. I Talent hanno diritto di esistere, c’è la libertà di espressione e l’ho detto prima, non vedo perché non debbano esistere se hanno un pubblico, se hanno persone che vogliono partecipare.

Non è una cosa che fa per noi, non faremo mai un talent, non ci serve neanche probabilmente in questo momento. Forse il giudice lo farei, magari quando non avremo più nulla da dire e saremo in crisi con le idee finiremo a fare i giudici nei talent: non avendo più canzoni da scrivere cercheremo un modo per restare sulla cresta dell’onda, però partecipare ai Talent no.

E Sanremo, invece?

Sanremo è un grande Talent show, però Sanremo è il polso del paese: non diremmo di no a Sanremo.

Ma rappresenta lo scenario attuale?

Rappresenta una parte dello scenario attuale italiano, la parte televisiva e più mainstream, così anche il concerto del Primo Maggio rappresenta la tv, che a noi non ha mai dato molto credito nonostante i concerti pieni di gente e i dischi venduti. In ambito indipendente abbiamo fatto quello che abbiamo fatto, e la tv non ci ha mai considerato. Essere qua oggi ha un po’ anche quell’obiettivo, e andare a Sanremo ha lo stesso obiettivo: noi quello che facciamo lo vogliamo far sapere a più persone possibili, non abbiamo bisogno di emergere con un talent ma ci serve una conferma, e Sanremo è più una conferma.

Poi è chiaro che c’è tanta merda. Io sono un appassionato di Sanremo, conosco anche i vincitori degli ultimi vent’anni, lo seguo tutti gli anni perché come dicevo prima è il polso del paese e rappresenta un po’ anche politicamente quello che succede: le direzioni artistiche che cambiano di anno in anno, le scelte che si fanno… è interessante, per me sarebbe bello esserci.

 

Sicuramente avrai sentito parlare della vicenda riguardo ai Nobraino: cosa ne pensi? Secondo te è stata giusta la decisione a riguardo?

No, secondo me non è stata per niente giusta. Io penso che i social mettano a disposizione la possibilità di dire cose a tante persone ed è anche un rischio, ovviamente.

In quel caso loro si sono evidentemente espressi male, hanno avuto un’uscita infelice. È giusto dirgli “Ragazzi che cosa avete detto? Sono stronzate”, ma è giusto anche dare la possibilità di spiegare.

Censurare in questo modo una performance per un’uscita che è pubblica non va bene: si deve avere anche la possibilità di spiegare e di dire che hai detto una cavolata. Due mesi fa eravamo tutti Charlie Hebdo per difendere la libertà di espressione e di parola, e all’improvviso uno scrive una stronzata su Facebook e viene accusato di chissà cosa…che poi non è vero, noi conosciamo i Nobraino, non intendevano dire quel che è passato. I social sono un massacro per certe cose, se sbagli un attimo ti saltano tutti addosso e sei fottuto, e ci sta. Questo non vuol dire che ti devono annullare tutti i concerti e che non ti puoi più esprimere, non sono d’accordo con la decisione di non farli partecipare a Taranto oggi.

 

Il 25 luglio sarete al Rock In Roma con Caparezza: siete emozionati per questo palco?

Sì, siamo felici di poter condividere il palco col Capa, col quale ci siamo già sentiti in occasione del video “Sono Così Indie”. È un grande onore poter condividere il palco con lui perché io personalmente sono un grande fan e siamo molto contenti di questa data. Sarà emozionante come sarà emozionante oggi, siamo molto tesi ma anche molto carichi e speriamo che vada tutto bene.

 

Come avete scelto i brani che porterete oggi?

Li abbiamo scelti un po’ per durata e un po’ per significato, un po’ per cercare di dare una panoramica esaustiva su quel che facciamo perché i nostri pezzi sono molto diversi l’uno dall’altro.

Abbiamo cercato di portare i brani con la parte più energica, riflessiva e festosa, e i tre pezzi rappresentano queste tre espressioni. Sono “Abbiamo vinto la guerra”, “C’eravamo tanto sbagliati” e “In due è amore in tre una festa”.

Avete qualche altro progetto in mente?

Adesso ci aspetta l’estate con i concerti, poi ci fermeremo un po’ per scrivere e comporre un disco nuovo. Non ci siamo dati scadenze, per ora abbiamo dei testi sparsi ma non riusciamo molto a fare questa cosa mentre siamo in tour perché siamo presi dalla tournée. A settembre ci fermeremo e con calma, senza scadenze, scriveremo un terzo disco: non ci siamo dati scadenze perché lo vogliamo fare senza pressioni.

Taranto Vs. Roma: la vedi questa competizione?

Non vedo la competizione, il Primo Maggio è una festa bellissima ed è bello che si festeggi ovunque, anche tutto l’anno, non solo il Primo Maggio. Più feste ci sono come questa e meglio è. Quest’anno non siamo a Taranto perché avevamo una data a Bari il giorno dopo. Ci hanno invitato, noi abbiamo detto che suoniamo molto volentieri l’anno prossimo o fra due anni. È una manifestazione molto bella a parte le scelte della direzione artistica di escludere qualcuno, come dicevo prima. A Taranto si celebra la festa del lavoro in un modo più vicino a come la pensiamo noi, però è importante essere qua ed è importante che sia l’altra festa e che ci sia un ponte tra le due manifestazioni, non una divisione perché non serve a niente.

Scroll To Top