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Loin des Hommes” è uno dei film più attesi alla Mostra del Cinema di Venezia soprattutto per la presenza di Viggo Mortensen protagonista, che conosce cinque lingue fra cui l’italiano e il francese, parlato correntemente in questa pellicola.

Quest’anno Venezia ci propone diverse letture storiche: da “Il giovane favoloso” di Mario Martone a “The Cut” di Fatih Akin. Anche “Loin des Hommes”, del francese David Oelhoffen, è ambientato nel passato: Algeria 1954, piena guerra civile. Qui però la storia si lega alla letteratura, poiché Oelhoffen ha tratto il film da un racconto di Camus, “L’ospite”, che fa parte della raccolta “L’esilio e il regno” e non risulta al momento disponibile in traduzione italiana.

Due uomini che dovrebbero essere su fronti opposti, quello del colonizzatore e del colonizzato, si ritrovano costretti alla fuga sulle cime desertiche di Atlas. Daru (Mortensen), insegnante elementare, scorta Mohamed, un dissidente accusato di omicidio inseguito dalle autorità. In un paesaggio metaforicamente scabro, che rimanda alla fatica del vivere e alla condizione di solitudine dei due uomini, si consuma una storia di ri-formazione di due persone messe da parte dalla vita (per motivi diversi, li scopriremo durante il film) che la guerra unisce in un rapporto profondo.

Sebbene non vi sia una marca autoriale di preziosa sensibilità, una visione poetica riconoscibile, “Loin des Hommes” fila liscio con una regia corretta e volutamente scarna. Il tema della guerra, di un popolo colonizzato che si ribella al suo carceriere, è di scottante attualità, considerata la graticola di morte che sta bruciando dal medio oriente fin dentro l’Europa.

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