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Lombroso: Un’ombra per due

Il duo Lombroso ci ha ospitato nel backstage dopo un grandioso live al Magnolia; ciò che leggerete vi potrà sembrare scherzoso e surreale ma, in fondo, in ogni scherzo non c’è un po’ di verità?

Come sta andando il vostro album? Quale sono state le vicissitudini che vi hanno portato a registrarlo?
Ago: Quale album? Il suo? L’ha fatto più Dario che io. Ho suonato il basso solo su un pezzo perché non ero molto informa. Eravamo parecchio scazzati in studio ma alla fine è uscito un bell’album.

Quanto tempo è passato dal primo album a questo? Chi vi ha assistito in fase di produzione?
Quattro anni. E dopo così tanto è stato il caso farne uscire uno nuovo. L’abbiamo prodotto con Taketo Gohara, piccolo giapponese dal cazzo grosso. Taketo si è affezionato al progetto e ci ha preso sotto la sua ala dandoci più che una mano. È stato molto disponibile e probabilmente faremo anche il terzo album con lui.

A quando il terzo disco?
Non dirlo! Prima bisogna scrivere i pezzi poi vanno provinati e Hare Krishna permettendo entreremo in studio.

La vostra musica nasce in sala prove? Come avviene la composizione?
Dario: Io scrivo ovunque.
Ago: Io scrivo in bagno. Non ci andiamo mai in sala prove se non per fissare qualcosa che è già nell’aria.
Dario: Le nostre idee nascono come acustiche poi in saletta prendono una nuova forma grazie ad Ago. Ago in saletta ci mette del suo e se non ci mette del suo se ne va.

Ago, ti senti costretto a fare il musicista?
Sì, mi sento costretto. Ieri addirittura Dario mi ha tenuto rinchiuso in sala prove due ore. Non volevo starci! Due ore sono tante, troppe!

Quali sono gli artisti che vi hanno segnato?
Ago: Equipe 84, i Beatles e il maestro Elvis.
Dario: Guns’n’Roses e Beatles soprattutto.

Hai iniziato da piccolo a suonare?
Ago: No, avevo già 5 anni. Ero già grande ma non ho mai studiato veramente la batteria. Io picchio a caso.

Hai studiato canto?
Dario: Sì, ma solo un mese e non in una scuola vera e propria perché o si studia canto jazz e si va fino in fondo o non ha senso.

Che sensazioni provate sul palco? Come vi sentite?
Ago: Fiacchi.
Dario: Se ci divertiamo ci sentiamo bene. Stasera per esempio è andata benissimo la prima parte; poi hanno messo della musica prima che il pubblico ci chiedesse il bis. E questo a noi non va bene. Hanno bloccato l’atmosfera e ritornare sul palco non è stato bellissimo.
Ago: Vabbè! Oggi è comunque un giorno speciale, è il compleanno di Dario.
Dario: Compio 33 anni come Cristo.

Perché usate il pedale del loop per i giri di basso e non un bassista vero o una registrazione?
Dario: Non avendo il bassista uso il pedale dei loop. Suono delle frasi che mando a ripetizione poi partiamo a suonarci sopra. So che può sembrare limitante, ma per noi è liberatorio. Non usiamo materiale pre-registrato perché a noi piace suonare liberi con il nostro bassista fantasma.

Ago, oltre a suonare la batteria, canti in alcuni pezzi ?
Ago: No! Io non canto mai, faccio solo i cori in Paradiso.
Dario: Ago mi aiuta nell’ultimo pezzo perché mi serve un po’ di sostegno verso fine concerto.

Come procede il vostro tour?
Non siamo in tour ma abbiamo qualche data. Ora lavoriamo con Virus Concerti e abbiamo riscontrato molto entusiasmo da parte loro. Anche se ogni volta cambiamo agenzia così da avere sempre nuovi posti in cui andare a suonare. Ovviamente sto scherzando.

Siete mai usciti dall’Italia?
Ago: Una volta sono andato a trovare mia zia in Germania.
Dario: Siamo stati in Lussemburgo per una data. È stato un tour di un solo concerto e l’abbiamo pubblicizzato come tale.

Per il nuovo disco cosa state scrivendo? Il vostro stile si sta evolvendo?
Canzoni, per ora sono sempre canzoni. Dal punto di vista dello stile potrebbe essere che in studio poi capita di stravolgere tutto. Non possiamo sbilanciarci visto che siamo ancora in fase embrionale.
Ci sono delle idee a cui va data una forma; comunque per noi la costante sta nel fatto che siamo e sempre saremo un duo.

Puntate all’estero o vi basta il Bel Paese?
Ago: L’abbiamo appena iniziato a girare questo Bel Paese!
Dario: Sappiamo che è difficile andare all’estero ma se ci capita prenderemo l’occasione al volo. Mi piace l’idea di proporre la nostra musica a gente che non sa l’italiano e vedere come reagisce.

Chi scrive i testi?
Ago: Dario. Io mi occupo della parte musicale. Inoltre arrangio anche le chitarre dato che suono meglio la chitarra che la batteria. Sono un grande chitarrista.

L’intervista è stata interrotta da Roberto Dell’Era e Giorgio Prette degli Afterhours, che si sono presentati con delle amiche.
Ago ci ha salutato con la ormai celebre frase: “Ora i Lombroso vanno a fracà!”
Si sono poi susseguiti altri interventi da parte degli Afterhours come: “Per andare all’estero bisogna prima battere a tappeto l’Abruzzo”. E ancora: “L’Abruzzo è il top”.
In fine Roberto Dell’Era ci ha regalato la frase dell’anno: “Non ho una frase dell’anno perché l’ho consumata per l’anno scorso”.

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