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  • London Film Festival 2020 – Ammonite

    Diretto da Francis Lee

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di Marta Corato

Mary Anning, una pioniera della paleontologia realmente vissuta nella prima metà del 1800, fu ostracizzata dal mondo della scienza per tutta la sua vita nonostante le sue scoperte rivoluzionarie – per via del suo genere, ovviamente, ma anche perché era una dissenziente – e passò la sua vita in povertà mentre i suoi fossili, acquistati da amanti delle curiosità, finivano in mostra al British Museum.

Il regista britannico Francis Lee ri-immagina la storia di Anning, non concentrandosi sulle sue straordinarie scoperte, ma sulla sua (fittizia) storia d’amore con la sua amica (vera) Charlotte Murchison.

La scontrosa e solitaria Anning (Kate Winslet) mantiene sé e l’anziana madre grazie a un negozio di pacchianate per turisti, dove vende anche i suoi ritrovamenti paleontologici. È lì che la trova l’aristocratico geologo Roderick Impey Murchison (James McArdle) che, sorprendentemente, la supplica di poter passare del tempo con lei a scavare fossili.

È proprio dopo questo incontro e una serie di sfortunati eventi che Anning si trova a prendersi cura della giovane Charlotte Murchison (Saoirse Ronan), moglie di Roderick, quando questo decide di partire per la sua spedizione geologica lasciando la moglie nella bigia, ventosa Lyme Regis a prendere la buona aria del mare e farsi passare la malinconia.

Come prevedibile, “Ammonite” soffre del confronto con “Ritratto della giovane in fiamme“di Céline Sciamma, con il quale condivide alcuni punti cruciali – una storia romantica tra donne, un film in costume, uno scenario marittimo. A dirla così potrebbero essere praticamente lo stesso film, ma il risultato è davvero dissimile.

Mentre il mondo di Sciamma è, anche se per una breve parentesi, un paradiso delle donne, l’Inghilterra vittoriana di Francis Lee è un mondo in cui il peso del patriarcato si sente ad ogni passo. Mary è una donna sola – allarme, allarme! – del tutto spezzata dal costante rigetto e derisione del mondo scientifico. Charlotte è una “moglie a carico”, abbandonata in mano a degli sconosciuti appena diventa un ingombro.

Kate Winslet e Saoirse Ronan in una scena del film.

Come Héloïse e Marianne, ad ogni modo, anche Mary e Charlotte trovano un briciolo di speranza l’una nell’altra, e un momento di tregua dall’oppressione che ha definito le loro vite fino a quel momento.

Francis Lee piazza le sue protagoniste sotto un cielo plumbeo e a un passo da un mare mosso e gelido. Non crea un elegante intrigo di corte, ma un ritratto di due donne che trovano uno sprazzo di libertà scavando a mani nude nel fango. Le due protagoniste si fanno largo tra brutali silenzi, introversione, trauma, per trovarsi.

È proprio questo senso di restrizione e grigiore, questa natura inospitale, a definire il linguaggio di Ammonite: questa non è una passione travolgente come quella di Céline Sciamma, ma un lentissimo snodarsi tra la repressione emotiva (stereo)tipica degli inglesi, l’austerità dell’epoca e quello che ai nostri giorni chiameremmo “il disagio”.

Nonostante le star protagoniste e il modo in cui è stato confezionato, “Ammonite” ha poco del romanticismo epico e sviolinato degli adattamenti Austeniani con cui si associano i period drama britannici. È un film molto più ruvido, inospitale, pragmatico nel suo trattamento della storia d’amore centrale. Si aspetta molto, molto a lungo che arrivi un raggio di sole in mezzo ai nuvoloni.

A margine, è importante menzionare che, a differenza di figure storicamente queer come Anne Lister, non ci sono prove, neanche materiale speculativo, sulle preferenze sessuali di Mary Anning: la storia del film è completa fanfiction e trasforma totalmente Charlotte Murchison, che era più grande di Anning e una abile geologa (il cui lavoro fu pubblicato a nome del marito, viva il XIV secolo).

La prospettiva del regista Francis Lee al riguardo è però interessante. In una serie di tweet, Lee ha commentato: «Dopo aver visto la storia queer essere sistematicamente ‘eterosessualizzata’ attraverso tutta la cultura, e data una figura storica in cui non c’è alcuna prova di una relazione eterosessuale, non è lecito vedere quella persona in un altro contesto?» E inoltre: «Questi giornalisti avrebbero sentito il bisogno di tirar fuori citazioni disinformate da esperti autoproclamati se la sessualità del personaggio fosse stata presunta eterosessuale?».

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