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London Film Festival 2020: uno sguardo al programma

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 di Marta Corato

Il team dietro al London Film Festival ci aveva visto lungo: già a luglio 2020, mentre la Mostra del cinema di Venezia si preparava ad aprire nella sua forma classica, era stato annunciato dal British Film Institute che il festival di Londra si sarebbe tenuto quasi completamente online, con una piccola percentuale di eventi nei cinema.

Questa decisione si è dimostrata provvidenziale: il numero di contagi del COVID-19 nel Regno Unito è ricominciato a crescere qualche settimana fa e, con l’introduzione di una serie di nuove regole per tentare ancora una volta di “appiattire la curva”, un festival classico sarebbe stato cancellato in un batter d’occhio (o sarebbe diventato uno superspreader event lungo dieci giorni).

Dal 7 al 18 ottobre, il 64mo London Film Festival – curiosamente chiamato solo London Film Festival 2020 in tutto il materiale promozionale – offrirà un’edizione totalmente ripensata, in cui tutti i film selezionati saranno disponibili sulla piattaforma digitale del BFI. Solo una selezione di dodici film verrà anche proiettata in cinema in giro per tutto il Regno Unito – in realtà un miglioramento, visto che in genere i film a uscire da Londra erano pochissimi e solo in un paio di città.

I concorsi e relativi premi – miglior primo lungometraggio, miglior documentario, miglior film in concorso – sono stati eliminati a favore di una rosa di premi dati dal pubblico.  Gli Audience Awards saranno dati a miglior lungometraggio di finzione, miglior documentario, miglior cortometraggio e miglior XR.

Il programma del festival è molto limitato rispetto al solito, con un catalogo di 57 lungometraggi, due presentazioni di serie TV, e una ricca selezione di corti. Specialmente negli ultimi anni, il LFF si era trasformato in raccoglitore di tutti i successi degli altri festival, arrivando a presentare programmi grossi come un’enciclopedia: nel 2018 erano stati presentati 225 lungometraggi, e nel 2019 ben 229, senza contare presentazioni speciali, corti, eventi. È stranissimo vedere un programma così asciutto da parte di un festival che a volte sembrava peccare per una mancanza di rigore nella selezione.

Kate Winslet e Saoirse Ronan in Ammonite

Anche i film in sé riflettono il panorama del cinema del 2020. Il repertorio di film “per il grande pubblico” che aveva fatto da copertina al LFF dopo il suo rebranding pop del 2012 sembra essere stato completamente obliterato. L’anno scorso i pezzi grossi del festival erano prodotti mainstream come The Irishman di Martin Scorsese e Knives Out! di Rian Johnson.

I titoli più mainstream di quest’anno sono “Kajillionaire” di Miranda July con Evan Rachel Wood, “Ammonite” di Francis Lee con  Kate Winslet e Saoirse Ronan, e due dei film dell’antologia “Small Axe” di Steve McQueen, “Nomadland” di Chloé Zhao – gemme per gli appassionati di cinema, enormi punti di domanda per lo spettatore medio.

L’unico film veramente blockbuster ad avercela fatta è, inaspettatamente, il nuovo film di Disney “Soul”, che verrà presentato in anteprima mondiale (senza proiezione stampa per i giornalisti, ma quella è un’altra storia).

La novità dell’anno, ben sposata all’idea di un festival digitale, è quella di LFF Expanded, una sezione completamente dedicata alla realtà virtuale e allo XR, disponibile sia online che al BFI.

Sarà curioso vedere se questo formato limitato renderà il film più concentrato e a fuoco, o sottolineerà ancora di più l’elemento di dispersività e “pesco quel che pesco” che è diventato la cifra del programma del London Film Festival.

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Quest’anno Marta Corato seguirà il London Film Festival per LoudVision. 

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