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London Flow

Una manciata di gettonatissime date europee, prima che l’imminente release di “Backspacer” riporti la band in territorio domestico per un serratissimo tour che la terrà lontana dal vecchio continente per lo meno fino al prossimo anno, ci fornisce la scusa ufficiale per affrontare con malcelato entusiasmo questa trasferta londinese, dove nella splendida cornice della penisola di Greenwich ed in seno a quel capolavoro di architettura moderna che è l’O2 Arena ci attendono Eddie Vedder e compagni.

Sold-out da mesi, l’ex Millenium Dome si presenta gremito in ogni ordine di posti, ed è solo grazie all’opportunità fornita dal Ten Club che riusciamo a raggiungere con discreta semplicità le prime file, proprio mentre i Gomez salgono sul palco per scaldare l’atmosfera prima dell’ingresso in scena degli attesissimi headliner. Giusto il tempo di una birra e sulle note di “Release” lo spettacolo va ad incominciare, uno spettacolo che si preannuncia caldissimo sia in termini di partecipazione che di feeling profuso dalla band. I 20.000 dell’O2 letteralmente impazziscono durante “Animal”, tanto che poco dopo Eddie Vedder si vedrà costretto a chiedere alle prime file di fare tre passi indetro per recuperare un minimo di spazio vitale ed evitare spiacevoli incidenti, a cui la band si è dovuta abituare suo malgrado.

Che dire di un concerto dei Pearl Jam che già non sia stato detto? La scaletta, che trovate in calce a queste poche righe, parla da sola. Segnaliamo per dovere di cronaca l’anticipazione di tre pezzi che troveremo prestissimo su “Backspacer”: “The Fixer”, “Got Some” e “Supersonic”, carini ma che tendono un po’ a sparire quando messi a confronto con i gioielli della corona. Saranno anche passati vent’anni, ma “Black” continua a commuoverci ora come allora.

Tecnicamente il concerto non è stato impeccabile, la band sta ancora carburando per il tour vero e proprio e qualche imprecisione e falsa partenza c’è stata, il tutto è ampiamente perdonabile perché in fin dei conti da un concerto dei Pearl Jam quello che davvero ci aspettiamo è l’atmosfera, il feeling e la passione, e da questo punto di vista i cinque hanno risposto alla stragrande, alimentati dalla partecipazione di un pubblico tutto sommato meno algido di quanto non sia lecito aspettarsi dagli anglosassoni. Spettacolare il finale in crescendo, con la cover di “Love Reign O’er Me” degli Who che ha fatto venire letteralmente giù l’O2, ed una seconda tranche di encore da brividi alti mezzo metro, a chiudere due ore e mezza di show incandescente e che ci lascia ancora una volta, per dirla come i locali, begging for more.

Release
Animal
Corduroy
Why Go
Elderly Woman Behind The Counter In A Small Town
Immortality
The Fixer
Even Flow
I Got Id
Rats
Got Some
Whipping
Light Years
Insignificance
Black
Life Wasted
Blood

Encore 1

Supersonic
Hail Hail
Footsteps
Love Reign O’er Me
Do The Evolution
Alive

Encore 2

Better Man
Crazy Mary
Leaving Here
Porch
Yellow Ledbetter

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