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Long live grunge

Complici la luce, un tramonto bluastro e piombo, e le nuvole, cupe e gonfie, ma a Collegno c’e’ un’atmosfera particolare e non si respira l’aria tipica da grande concerto: è solo la serata d’apertura del Colonia Sonora e stasera sul palco saliranno gli Alice In Chains.
A distanza di 6 mesi, l’ultimo data in Italia risale infatti al 2 Dicembre del 2009 al Palalido di Milano, tornano con un minitour di 3 date che tocca, oltre a Torino anche Roma e Padova: Cantrell e soci stanno suonando in giro per il mondo ormai da un anno, ci si aspetta quindi un concerto e un sound ben rodato.

“Rain When I Die” apre il concerto sotto una pioggia sottile: la chitarra di Cantrell ha un suono pieno e denso, la sezione ritmica è precisa e alla voce William Duvall è potente. Si prosegue velocemente con “It Ain’t Like That”, “Again” e “Check My Brain”, dall’ultimo album.
La band di Seattle attinge da tutto il repertorio e suona, suona per davvero: sul palco i componenti del gruppo, senza troppi fronzoli, fanno del rock, forse d’annata, ma ottimo: “Them Bones”, “Dam That River” tutte d’un fiato.
La pioggia si infittisce ma nessuno sembra preoccuparsene più di tanto; mi giro e alle mie spalle il pubblico canta il testo di “No Excuses”: «leave our rain a cold trade for warm sunshine».
L’atmosfera è delle migliori quando dal palco arrivano le note di “Rotten Apple”, indubbiamente c’è una mancanza forte e nessuno lo nega, né il pubblico da lì sotto né Cantrell e soci dal palco, ma si legge chiaramente la loro voglia di essere lì e suonare per divertirsi.
Dopo una breve sbavatura di Cantrell sull’inizio di “Down In A Hole” è “Man In The Box” in tutta la sua potenza a far saltare letteralmente la platea sotto una pioggia ormai torrenziale. Gli Alice in Chains escono ma non esitano per rientrare e suonare gli ultimi due pezzi: “Would?” e “Rooster”.

Questo concerto ha confermato appieno le sensazioni del primo visto a Milano: gli Alice in Chains vogliono ancora suonare, vogliono tornare a calcare i palcoscenici di mezzo mondo e suonare rock e farlo bene nonostante il fantasma si Staley sia ancora ingombrante: in questo senso c’è da dire che Duvall è bravo nello stare sul palco con molta umiltà. Smette di piovere. Il pubblico si defila con un sorriso sulle labbra e la netta sensazione di aver assistito ad un gran concerto lontanissimo dall’essere la solita reunion.

Rain When I Die
It Ain’t Like That
Again
Check My Brain
Them Bones
Dam That River
Your Decision
No Excuses
We Die Young
A Looking In View
Rotten Apple
Lesson Learned
Acid Bubble
Down in a Hole
Angry Chair
Man in the Box
Encore:
Would?
Rooster

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