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Long Live Rock’n’Roll

È stata una serata (quasi) perfetta: l’Ultimate World Guitar Exhibition, evento di chiusura del Music Italy Show, ha visto il palco di Piazza Maggiore, a Bologna, dominato prima dai rockabilly Dragons, poi dall’Italian Star House Band, in cui spiccano i guitar hero nostrani Solieri e Ricky Portera. Il super combo ci regala dei must del rock come “Paranoid” e “Another Brick in the Wall”, inanellati dalla voce di potente di Michele Luppi.

È ora il momento dei mostri sacri dell’hard rock e la piazza gremita di pubblco accoglie la Superstar House Band, che vede alternarsi sul palco i migliori chitarristi di sempre, accompagnati da Gregg Bissonette (batteria), Neil Murray (basso) e Derek Sherinian alle tastiere. Apre la serata Stef Burns, che si produce in uno strumentale di circa dieci minuti, seguito da Timo Tolkki che alterna pezzi strumentali a grandi classici, come la cover di “Long Live Rock And Roll” (cantata da Michele Luppi). Tocca poi a Elias Viljanen dei Sonata Artica mostrare tutta la sua abilità di chitarrista, dando sfoggio di assoli anche complessi. L’esibizione acida e in stile Pink Floyd di Jennifer Batten ci dà un po’ di respiro, associando alla musica un’immensa effettistica con immagini molto suggestive che passano dagli alieni alle atmosfere arabeggianti dei panorami del Medio Oriente.

Arriva poi un grande chitarrista blues country, vera icona americana: Greg Koch che propone cover di Johnny Cash e Cream in un set particolare ma molto interessante e tecnico. La serata sotto una pioggia scrosciante prosegue senza pause con Dough Aldrich che ci propone musica coinvolgente su assoli stile sixties e seventies, e George Lynch, che dopo un caloroso saluto parte in quarta presentando un repertorio degno del suo nome, arrivando poi nel finale a duettare con Jennifer Batten su una cover di Jeff Beck e proponendo un vecchio successo dei suoi Lynch Mob, “Wicked Sensation”, cantata da Giacomo Gigantelli degli Spitfire.

Siamo arrivati al momento clou: la piazza gremita da più di 10,000 persone è pronta ad accogliere l’esibizione al fulmicotone di Yngwie Malmsteen. Il guitar hero per eccellenza ci delizia con il suo vasto repertorio fatto di numerose strumentali che richiamano la musica classica barocca. Poi, dopo quasi 45 minuti di puro guitar solo, ecco presentarsi sul palco Glenn Hughes, carico più che mai dall’alto dei suoi 58 anni: l’ex Deep Purple e Black Sabbath ripropone con Malmsteen i vecchi cavalli di battaglia del suo glorioso passato, quali “Burn” (con Dough Aldrich), “Mistreated” (accompagnato da Malmsteen), “Stormbringer” (con George Lynch), “Might Just Take Your Life” e “Gettin’ Tighter” con Dough Aldrich e “Sail Away”, di nuovo con George Lynch, per poi concludere con la cover di Jimi Hendrix “Stone Free”.

Il gran finale è l’apoteosi dell’hard rock, con tutti i musicisti sul palco per una grandiosa versione di “Smoke on the Water”, durante la quale l’audience, dimentica della pioggia battente, ha ballato e cantato a squarciagola. Piccola chicca: sul palco era presente anche Seymour Duncan come very special guest. Una degna conclusione per un evento che rimarrà nella memoria di tutti i presenti, musicisti e pubblico. Il saluto finale è di Glenn Hughes, che dedica la serata al suo grande amico Ronnie James Dio, che purtroppo poche ore dopo lascerà in tutti noi un vuoto incolmabile. Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile l’evento e speriamo l’anno prossimo di poter rivivere le stesse emozioni con una nuova esibizione. Metal will never die.

“Wicked Sensation”
“Stormbringer”
“Burn”
“Mistreated”
“Might Just take your Life”
“Gettin’ Tighter”
“Sail Away”
“Stone Free”.

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