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Nelle puntate precedenti di “Loro”, diremmo se si trattasse di una miniserie. Ma “Loro 2”, secondo film del dittico Paolo Sorrentino con protagonista Silvio Berlusconi (Toni Servillo), ambientato tra il 2006 e il 2010, non è decisamente pensato con una struttura seriale. 

Come scrivevamo nella recensione di “Loro 1”, la prima parte assomigliava più a una lunga premessa. Si troncava a metà, lasciando la curiosità di sapere quale fosse l’intento dietro il tentativo di restituire un immaginario grottesco – di sé e dell’Italia – che Berlusconi ha contribuito a costruire nel corso di questi 30 anni. 

“Loro 2” chiarisce definitivamente quello che nel primo capitolo potevamo solo intravedere: Sorrentino vuole ripensare la storia di Berlusconi come Giorgio Manganelli aveva fatto con quella di Pinocchio. Questa parte conclusiva del dittico, in realtà nucleo centrale del film, lascia sullo sfondo Loro e aspiranti tali, compreso quel Riccardo Scamarcio/Sergio Morra a cui era dedicato gran parte del primo film. 

Loro, così, diventano le comparse sullo sfondo di un palco in cui è solo LUI, Silvio Berlusconi, ad avere i riflettori puntati addosso. Si tratta davvero di un viaggio immaginario nella testa di Berlusconi, in quello che, rifacendoci al il titolo del libro di Manganelli, potremmo chiamare “un mondo parallelo”, che non importa che esista o meno. 

Come aveva fatto già con Andreotti ne “Il Divo”, Sorrentino tratta Berlusconi come un suo personaggio, una maschera teatrale, senza cercare la verità, solo la verosimiglianza. Cerca, soprattutto, di raccontare il mistero dietro la maschera. 

La farsa della prima parte diventa qui tragedia e il ritmo si fa meno frenetico, mentre capiamo che in realtà dietro la maschera c’è solo un’altra maschera, solo più sola, impaurita e disperata, in continua lotta contro il tempo che scorre. C’è un uomo anziano che recita da anni lo stesso ruolo, quello del venditore che si è improvvisato politico, per poi credersi statista, ma ha vissuto una vita intera a vendere qualcosa che nemmeno esiste. Un personaggio tragico che dice di guardare costantemente al futuro, ma in realtà è prigioniero di un’idea del passato. È diventato quell’idea. 

Cita Dino Buzzati, il Berlusconi di Paolo Sorrentino, come d’altronde fa spesso il Berlusconi reale: «”Mentre tu sei ad un cocktail e sfiori giovani schiene di donne o balli sentendo contro il tuo petto giovani seni, in quel preciso momento in qualche stanzetta pieno di fumo c’è un giovane che lavora e, magari imprecando, fa quel che dovresti fare tu»” Ecco: il giovane nella stanzetta ero io». E su questo, sembra aver impostato una sorta di mitologia a cui, ormai, crede ciecamente persino lui. 

L’approccio è interessante, ci sono un paio di momenti veramente molto indovinati nella messa in scena di questa lotta per rimanere ancorato all’immagine di sé (ad esempio, la telefonata nei panni di Augusto Pallotta, venditore di “sogni”, o il dialogo con la giovane escort).

Sorrentino e Cantarello e  hanno sicuramente qualcosa da dire. Tuttavia, il difetto più grande di “Loro 2” rimane quello riscontrato anche nella prima parte: la sceneggiatura estremamente didascalica, così come le simbologie fin troppo manifeste. Si tratta senza dubbio di una scelta stilistica, che, tuttavia, rischia di banalizzare una riflessione che troppo spesso sembra esaurirsi nel concetto di base.

Resta da capire se questo ritratto di Berlusconi come un personaggio tragico, seppur negativo, ma rivestito di una patetica umanità, possa essere completo senza approfondire anche la sua discutibile esperienza politica, i rapporti ambigui, le condanne e tutte le macerie culturali che si è portato dietro negli anni. In realtà, a quest’ultime si allude, con la vicenda dell’Aquila, dal significato allegorico quanto reale, nel lungo piano sequenza sui titoli di coda.

Tuttavia, a me è rimasta addosso la netta sensazione di aver visto un film su un vecchio piazzista estremamente solo, quasi – e sottolineo quasi – vittima del personaggio che si è costruito. Potrei anche averla presa dal verso sbagliato e capisco il tentativo di demitizzare il personaggio Berlusconi, ma non sono sicura di essere pronta per provare pena per lui. Scritto in minuscolo.

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