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  • Los Campesinos!: Sticking Fingers Into Sockets

    Los Campesinos!

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The Kids Are Alright!

A sentirla raccontare, la storia della band di Cardiff può dare adito a seri dubbi: sette studentelli gallesi fondano un gruppo poco più di un anno fa (2006), e in men che non si dica, sospinti dal solito Myspace e dal passaparola web, si ritrovano ingaggiati dalla Arts & Crafts a far ballare masse di coetanei hipster con il loro indie pop traboccante di tastierine giocattolo. Con premesse del genere è lecito immaginarsi l’ennesimo fenomeno usa e getta della scena indie-internettiana; e invece, a questo “Sticking Fingers Into Sockets” bastano 16 minuti per cancellare i timori e volgere in pregi quegli elementi che facevano presagire il disastro. L’inizio è emblematico, con il primo e forse migliore brano dell’EP, “We Throw Parties, You Throw Knives”, che catapulta senza tanti complimenti nel sound dei Campesinos scoprendo tutte le carte: arrangiamenti festosi e vivaci (ma non confusionari) con tanto di glockenspiel e violino, riff che si incollano al cervello (ma senza suonare risaputi) e un orecchio sorprendente per melodie pop che spesso e volentieri si tingono di venature danzerecce. L’atmosfera da scanzonato collettivo musicale, unita all’alternarsi di voce maschile e femminile, non può non ricordare gli Architecture in Helsinki, ma qui l’atteggiamento è più diretto e rockeggiante, con un occhio alla ballabilità di certa New New Wave e alle sonorità aspre e un po’ nerd della Spinto Band. E c’è pure spazio per una cover di “Frontwards” dei Pavement. Dal canto loro, i Campesinos ci mettono (e non è poco) un entusiasmo intelligente che li porta a trovare “the perfect match between pretentious and pop”, come essi stessi dichiarano nella breve “It Started With A Mixx”. Un equilibrio che si concretizza a suon di punti esclamativi nel lungo e contagiosissimo dance party di “You! Me! Dancing!”, brano che domina l’EP. E chi riesce più a stare fermo?
Di certo non i Los Campesinos!, il cui album full-length di debutto è previsto per l’anno prossimo. Altro che meteora!

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