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    Los Campesinos!

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Il mattino è già un buon giorno

Di band che rimpinguano la loro discografia con EP, raccolte di B-side o di inediti vari, possibilmente fatti uscire a breve distanza da un album di successo, ne abbiamo viste tante. Basti pensare – giusto per rimanere all’anno in corso – agli Okkervil River e al loro “The Stand-Ins”. Ma quante volte capita che una band possa permettersi di pubblicare due album ufficiali nel corso dello stesso anno? Ve lo diciamo noi: pochissime. E quante volte capita che questo secondo album, pubblicato in tempi così stretti, riesca a reggere il confronto qualitativo con l’opera prima? Ve lo diciamo noi: ancora meno. E quante volte accade che il secondo disco mostri addirittura un’evoluzione stilistica ben percepibile rispetto al lavoro precedente? Ve lo diciamo noi: solo nel caso dei Los Campesinos, che sfornano l’opera seconda a soli otto mesi dal full-length d’esordio. Sette ragazzi e ragazze giovani e precoci in maniera imbarazzante, che dimostrano di crescere artisticamente con la stessa foga, rapidità e vitalità con cui di certo stanno crescendo umanamente e fisicamente.

“We Are Beautiful, We Are Doomed” conferma, in primo luogo, che la band di Cardiff non era un fuoco di paglia: il sound è inconfondibilmente campesino, se possibile ancor meglio delineato nei suoi aspetti peculiari e immediatamente riconoscibili: un frastornante sovraccarico di riff, strumenti e voci che procedono per accumuli, accelerazioni e sovrapposizioni, dando origine a un’esplosione che è pop nelle sonorità ma – se ci riflettiamo bene – pericolosamente vicina al punk per intenti, effetti, temi.

E infatti l’evoluzione cui si accennava poc’anzi è senza dubbio un rapido movimento verso mondi più cupi, duri e grezzi; sono bastati pochi mesi ai Campesinos per mettere in secondo piano cori, grida e pianoline giocattolo e sfruttare maggiormente la potenza dei distorsori; sono bastati pochi mesi per capire che i ritmi esagitati e forsennati del primo album (facilmente scambiabili per twee-pop troppo esuberante) celavano in realtà un’ossessività ansiogena tutta da sfruttare.
[PAGEBREAK] Tra testi decisamente poco solari e momenti di insospettata, disturbata introspezione, “We Are Beautiful, We Are Doomed” è talento in piena crescita, adolescenza confusionaria e tormentata che matura davanti ai nostri occhi: la straripante vitalità, la melodia e il gioco si stanno tingendo di inquietudine, cacofonia, preoccupato presagio.
E se è vero che tutto questo marasma non riesce ancora a prescindere da una certa immaturità (che del resto è assolutamente intrinseca), è anche vero che il talento dei sette ragazzi è ormai assodato, e ben più che una promessa.

Cosa vorranno fare da grandi i Los Campesinos? Crescendo, perderanno in spontaneità? O rimarranno eterni adolescenti? E noi ascoltatori dovremo rimpiangere la loro perduta giovinezza o vedremo mantenute le promesse di una maturità prossima e interessantissima?
Trepidiamo nell’attesa di sapere come i Campesinos sopravviveranno alla loro età troppo complicata, troppo problematica, troppo confusionaria e troppo breve.
E visto il ritmo di crescita di questi fanciulli, non dovremo aspettare molto per avere una risposta.

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