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Lost in distribution: Dell’invisibilità del buon cinema

Ovvero, se volete vederli dovete scaricarli (illegalmente)

Ogni anno è sempre il solito italico ritornello: si dà un’occhiata alla stagione precedente e ci si ritrova con una sconfortante lista di titoli di qualità mai acquistati dalla distribuzione o lasciati marcire in magazzino in attesa di eventuali, fulminee uscite estive. Per ogni “Hunger” miracolosamente ripescato dopo quattro anni grazie al successo di “Shame” ci sono almeno una dozzina di film altrettanto importanti che non hanno la possibilità di raggiungere le sale e che noi, infaticabili cyber-cinéphiles avvezzi al download selvaggio, siamo costretti a rintracciare e scaricare online.

Poco male, direte voi, il grande pubblico ha quello che si merita: se le sale pullulano di commedie natalizie o di solite idiozie un motivo ci sarà. Verissimo, ma il cinema al cinema è comunque un’altra cosa. Per fortuna i bei film riescono spesso a respirare da soli.”Blue Valentine” vi dice nulla? In barba alla distribuzione italiana che manda al macello sfilze di pellicole ogni settimana ma non riesce a trovare spazio per un pugno di titoli meno convenzionali del solito, il film di Derek Cianfrance del 2010 col vibrante duetto Ryan Gosling – Michelle Williams, è diventato un cult-movie in rete.

Auguriamo un futuro altrettanto glorioso anche a un altro film con Michelle Williams, passato a Toronto nel 2011 ed uscito negli Usa la scorsa primavera. Stiamo parlando di “Take This Waltz“, un’ispirata, affascinante commedia drammatica sulla circolarità dell’amore, interpretata magistralmente e scritta e diretta dalla canadese Sarah Polley con un tocco magico per i dettagli psicologici, l’uso dei cromatismi fotografici, le scelte musicali e la capacità di evitare a ogni passo qualsiasi cliché. Troppo femminile? Troppo intelligente e di scarso appeal commerciale? Può darsi. Sta di fatto che non lo vedrete mai a meno che non andiate a farvi un giro su internet. E se siete fortunati troverete una versione in lingua originale con i sottotitoli in olandese.

Altro film del 2011 rimasto invisibile è il bellissimo, straziante “The Deep Blue Sea” di Terence Davies, tratto dalla pièce di Terence Rattigan ed interpretato da una magnifica Rachel Weisz recentemente premiata come miglior attrice del 2012 dai critici di New York e candidata ai Golden Globes. La Weisz rischia una candidatura all’Oscar e meriterebbe persino di vincerlo: la sua Esther, adultera aspirante suicida nell’Inghilterra postbellica, non si dimentica. Ma il film non lo ha visto quasi nessuno, nemmeno in America. In Italia è stato proiettato al Festival del Film di Roma e, a parte il pubblico presente in sala, lo avranno visto sì e no altre cinque-sei persone. Scaricate, please, e godetene tutti.
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Stessa sorte è toccata all’esordio alla regia di Paddy Considine, il rimarchevole “Tyrannosaur“, con le feroci performance di Olivia Collman e Peter Mullan: perso nei meandri oscuri della distribuzione. Non che a “Take Shelter” di Jeff Nichols e “Margareth” di Kenneth Lonergan sia andata molto meglio. Sia l’horror psicologico con Michael Shannon e Jessica Chastain che la tormentata opera seconda del regista di “Conta su di me”, da non pochi critici americani definito il miglior film del 2011, sono sì usciti a giugno ma in un numero limitatissimo di copie e con previsioni di “tenuta” pari a zero. In tutta Roma “Margareth” era proiettato nello stanzino di un multisala di periferia ad orari improponibili. Persino il sottoscritto ha dovuto desistere!

Venendo all’annata in corso sono aperte le scommesse su quale film finirà nel dimenticatoio e quale riceverà la grazia di un’uscita lampo coi saldi di fine stagione. Se la deliziosa commedia dei fratelli Duplass “Jeff, Who Lives At Home” con Jason Segel e Susan Sarandon è uscita direttamente in dvd, quale sarà il destino di un film come “Arbitrage“? Per il bel thriller di Nicholas Jerecki non è prevista ancora nessuna uscita italiana nonostante il cast di grido capeggiato da un mellifluo, eccellente Richard Gere candidato ai Golden Globes.

The Perks Of Being A Wallflower“, in italiano “Noi Siamo Infinito”, tratto dal romanzo epistolare di Stephen Chbosky e adattato e diretto per lo schermo dallo stesso autore, doveva invece essere distribuito in ottobre ma è stato rinviato a data da destinarsi. Storia dell’educazione sentimentale del timido Charlie nel duro mondo delle high schools, “Perks” è uno dei titoli più amati della stagione dai blog americani e segna il definitivo trampolino di lancio per il terzetto di protagonisti Logan Lerman, ex Percy Jackson, Ezra Miller e Emma Watson post-Harry Potter. Quanto all’uscita in sala, teniamo le dita incrociate. E se proprio non volete aspettare, premete download.

Ancora più oscuro ci sembra il destino italiano di “Beasts Of The Southern Wild“, difficile, potente mix di dramma e fantasy in forma di poema pastorale intonato dalla piccola Hushpuppy (Quvenzhané Wallis) nel selvaggio sud della Louisiana. Visto al Sundance e a Cannes, “Beasts” è rimbalzato da un capo all’altro dell’oceano come la sorpresa dell’anno. Con un budget ridotto all’osso e attori afroamericani sconosciuti, il film dell’esordiente Benh Zeitlin potrà contare soltanto sul traino delle nomination all’Oscar, che dovrebbero comunque arrivare in abbondanza. In fondo, se “Precious” è uscito dopo quasi due anni, dovrebbe esserci speranza anche per “Beasts”.

Ma il titolo di film più invisibile dell’anno spetta finora a “Holy Motors” di Leos Carax, accolto trionfalmente a Cannes e schizzato ai primi posti di tutte le liste di best of the year compilate dai giornalisti in ogni parte del globo. Folle, ipnotico viaggio metacinematografico guidato da un superlativo Denis Levant e impreziosito da una memorabile sequenza musical con Kylie Minogue, “Holy Motors” rischia di non vedere mai la luce degli schermi italiani. Di fronte alla persistente ottusità del mercato sta alla nostra curiosità e avidità di spettatori non arrendersi ai menu dei multisala: diamo ai film che non passano una chance e a noi stessi la possibilità di lasciarci abbagliare da un cinema migliore. Quello che molto spesso resta invisibile.

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